«Per noi di Forza Italia è un notevole passo avanti verso un’alleanza per il lavoro: c’è crescita quando le parti procedono insieme». Così la deputata di Forza Italia, Isabella De Monte, commenta l’approvazione del decreto Primo maggio e spiega quali sono le novità.

Come giudica il decreto Lavoro approvato dal Cdm?
«Un provvedimento concreto, che mette sul piatto un miliardo di investimento. C’è una regola base che lo rende incentivante: il salario giusto in grado di far scattare altri benefici. Forza Italia condivide l’impostazione che ha voluto dare la presidente del Consiglio: serve più lavoro stabile e meno precarietà. Da questo punto di vista, il salario giusto può essere una chiave per assicurare stipendi dignitosi. L’asse con la contrattazione nazionale è la garanzia di avere voci retributive legate alla realtà. Molto importanti sono i bonus per l’assunzione di giovani e di donne, oltre agli incentivi per passare da contratti a tempo determinato a indeterminato».

Qual è la vera novità?
«Il decreto stabilisce un punto di non ritorno: le risorse dello Stato vanno solo a chi applica contratti regolari e rispetta i lavoratori. Basta stipendi da fame e contratti a pioggia. Oltre ai bonus previsti dal governo, c’è una riflessione obbligata: per aumentare l’occupazione e gli stipendi, bisogna far crescere il Pil e mettere le aziende nelle condizioni di competere. La soluzione identificata è pragmatica: chi ha meno di 35 anni può avvalersi di un esonero contributivo del 100%, con un tetto di 500 euro mensili e una durata di due anni. Servirà ai datori di lavoro per passare da un contratto a termine a uno a tempo indeterminato».

Da dove nasce l’idea del salario giusto?
«Il salario giusto nasce da un accordo tra le parti in causa: i datori di lavoro e i sindacati più rappresentativi. Una convergenza naturale tra chi ha i piedi nella realtà, nessuna fuga in avanti. Mi conforta il giudizio positivo della segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola. Soprattutto su un punto: il tetto sarà fissato dal trattamento economico complessivo dei contratti sottoscritti. Al di sotto non è un salario degno, quindi stop agli incentivi. Per il governo è uno sforzo importante. Gli incentivi all’occupazione sono per l’esattezza 934 milioni, di cui 497,5 milioni solo per i giovani e la stima di 52.400 assunzioni previste. Per noi di Forza Italia è un notevole passo avanti verso un’alleanza per il lavoro: c’è crescita quando le parti procedono insieme».

50 anni fa nasceva il PPE. Quanto è importante oggi celebrare questo evento?
«In virtù dell’attuale situazione internazionale, direi fondamentale. Proprio per il suo passato, il PPE è garante di un baluardo, l’ancoraggio sicuro alla relazione con l’altra sponda dell’Atlantico. Una relazione che resta forte, a prescindere dall’inquilino di turno della Casa Bianca. Devo dire la verità. Trump ci ha fatto riscoprire una necessità che abbiamo colpevolmente trascurato per troppo tempo: l’Europa deve essere forte e autosufficiente. Tradotto in pratica significa sì al riarmo, sì a un sistema sempre più integrato. Sempre con la Nato, come punto di riferimento obbligato».

Di fronte a questo scenario globale, come deve essere l’Ue?
«Devono cambiare le regole del gioco, sennò è come voler competere con una gamba sola. Le decisioni devono essere prese a maggioranza, basta con l’unanimità: l’Orbán di turno non può rallentare la volontà degli Stati membri. Credo che sia necessario mettere insieme Commissione e Consiglio, un presidente solo e “forte”. Con un contrappeso che deve avere un ruolo sempre più centrale: il Parlamento europeo. Sono stata per cinque anni eurodeputata, so quanto sia importante e accurato il lavoro dell’Aula. Deve pesare di più nelle prossime legislature, anche perché l’assemblea esprime la voce dei cittadini europei. La guerra alle porte di casa ci dice quanto sia fondamentale oggi la Difesa, che deve essere sempre più comune. È un processo sul quale si è già iniziato a lavorare, e che deve trovare meccanismi certi nel prossimo futuro. Dobbiamo completare l’opera iniziata con il sogno di Ventotene, dopo l’Europa economica, il prossimo ciclo sia dedicato a quella politica. Siamo la patria delle libertà e dei diritti; le nostre differenze “genetiche” sono salutari per tutto il pianeta».

Quale è la posizione del PPE sulle continue e dure critiche di Trump nei confronti dell’Europa?
«Lo abbiamo detto in chiaro e senza paura. Molte delle iniziative sponsorizzate dalla Casa Bianca ci sono sembrate inutilmente offensive, soprattutto sul fronte della Nato. Non siamo e non saremo mai “anti-americani”, e anche nelle molte situazioni critiche di questi mesi abbiamo spinto per il dialogo e il confronto. L’atlantismo resta, i presidenti passano. Detto questo, a Trump va comunque riconosciuto di aver imposto il cessate il fuoco a Gaza. E se non c’è ancora pace in Medio Oriente, è l’ora che le istituzioni internazionali, l’Onu, recuperino il loro ruolo regolatore. Non si può invocare il diritto internazionale e non farlo valere anche in Iran, che è un regime sanguinario che perseguita e manda a morte migliaia di propri cittadini. È in queste drammatiche contraddizioni che si deve muovere la migliore Europa che conosciamo. Quella delle libertà».

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Ruben Caivano, studente al terzo anno del corso di laurea in Scienze Politiche e Studi Europei. Appassionato di attualità, relazioni internazionali e integrazione europea, guardo alla storia del secolo scorso come una chiave di lettura fondamentale per comprendere gli eventi di oggi.