Il Tribunale del Riesame ha deciso di lasciare agli arresti domiciliari Nino Savastano, il consigliere regionale coinvolto nell’inchiesta della Procura di Salerno sull’affidamento di alcuni servizi pubblici a cooperative sociali. Per il momento la questione sulle intercettazioni, sollevata dalla difesa, non è bastata a convincere i giudici che tenere agli arresti l’indagato sulla base degli elementi contenuti nel provvedimento restrittivo fosse eccessivo. L’avvocato Cecchino Cacciatore, difensore di Savastano, aveva presentato il ricorso motivandolo su una serie di dettagli su cui sarà interessante leggere le motivazioni del Riesame, che saranno depositate tra 45 giorni.

I giudici della Libertà, intanto, hanno accolto la richiesta di scarcerazione nei confronti del dirigente del settore Ambiente del Comune di Salerno, Luca Caselli, tornato in libertà dopo settimane agli arresti domiciliari e ora sottoposto alla sola misura interdittiva, e hanno respinto invece i ricorsi dei sette presidenti delle cooperative sociali indagati e per i quali, quindi, continuerà a valere l’obbligo di dimora fuori Salerno. Intanto l’inchiesta prosegue, in primis sulla scia delle dichiarazioni fornite da Fiorenzo Zoccola, il leader delle cooperative sociali che a Salerno si occupavano da anni di servizi pubblici. Zoccola, che ha ottenuto nei giorni gli arresti domiciliari (in origine era in carcere), sta raccontando agli inquirenti la sua verità sulla questione delle coop. Tuttavia, al di là di questa fase dell’indagine e dei riscontri che saranno trovati o meno all’impostazione accusatoria, resta in piedi il dubbio sollevato dal ricorso della difesa di Savastano. Un dubbio che ruota innanzitutto attorno all’uso del trojan, il file spia che sarebbe stato inoculato nello smartphone del consigliere regionale in un periodo in cui non era consentito.

L’avvocato Cacciatore ha ricostruito i fatti motivando il suo ricorso anche su questo presupposto: la legge prevede che il trojan possa essere utilizzato nei procedimenti penali iscritti dopo il 30 agosto 2020 e l’inchiesta sugli appalti a Salerno risalirebbe al 2019. Non è tutto. Perché, restando sempre sul tema intercettazioni (alla base di gran parte dell’impianto accusatorio dei pm), secondo la difesa quelle al cuore dell’inchiesta sarebbero intercettazioni cosiddette a strascico, cioè gli investigatori avrebbero utilizzato conversazioni captate indagando su una turbativa d’asta per andare a caccia di indizi su una presunta corruzione. Come a dire che si è cercato il reato e non la prova di esso. Le conversazioni di Savastano, secondo la difesa, risulterebbero intercettate sulla base di un’autorizzazione collegata alla turbativa d’asta che è tra i reati contestati al consigliere regionale, ma sono state utilizzate anche per provare la presunta corruzione. Ora non resta che leggere le motivazioni del Riesame e passare a uno step successivo dell’iter giudiziario.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).