L’attacco scomposto di Matteo Salvini all’Unità di crisi della Campania svela un malcelato nervosismo perché è accaduta una cosa che mai avrebbe voluto  che accadesse: la sanità regionale, dall’inizio della pandemia a tutt’oggi, ha gestito molto meglio della Lombardia tutte le varie fasi della pandemia, se si pensa alla strage degli  anziani nel Pio Albergo Trivulzio e al flop vaccinazioni di questi giorni. In Campania, nelle Rsa pubbliche e private, noi siamo andati a fare i tamponi e a mettere in sicurezza i nostri anziani. In Lombardia, invece, su sollecitazione dell’Assessorato alla Sanità, le Rsa hanno ospitato malati di Covid, a suon di lauti rimborsi per posto letto. In Campania, a oggi, tra fragili e over 80 abbiamo vaccinato 210mila persone, mentre in Lombardia la macchina vaccinale è totalmente inceppata, anche in presenza dei fuoriclasse della managerialità nazionale. Capisco che Salvini abbia la necessità di sciacallare sulla retorica vecchia  e stantia della casta, dei furbetti del vaccino e dei «privilegiati dell’Unità di crisi», ma temo che se ne dovrà  fare una ragione.

Ma andiamo con ordine: il 27 dicembre, il Vaccination day europeo, il vaccino somministrato per la prima volta è stato il Pfizer. C’era paura, sconcerto e legittima titubanza, anche tra gli addetti ai lavori, ma tanta voglia di uscire dall’incubo. Molti di noi, da un anno in prima linea contro il Covid ma  a mani nude, vedendo morire colleghi e familiari e sfidando la paura, sono corsi a vaccinarsi, consapevoli della responsabilità verso il prossimo, dell’urgenza di infondere coraggio ai colleghi e a chi necessità di cure. Dunque siamo andati a vaccinarci con le gambe che ci tremavano, senza calcolare il pericolo. Altro che casta e furbetti. Salvini venga a prendere lezioni di compostezza istituzionale e di abnegazione professionale. Noi l’inno di Mameli non lo cantiamo al Papeete con lo spritz in mano, ma  lavoriamo ogni giorno, fuori e dentro le istituzioni, a  capo chino, per uscire dall’incubo e onorare questo Paese.