È un fatto normale che di fronte a un problema sociale le forze istituzionali si uniscano, confrontandosi per tracciare una linea di condotta univoca rivolta a superare e risolvere i momenti di difficoltà. Subiamo invece le contraddizioni esplose a tutti i livelli, da quelle manifestatesi in Europa fino ai governi nazionali e territoriali. Ma quali sono le criticità che hanno determinato questa confusione?

Partono dall’esplosione della pandemia, quando l’Europa si è assunta l’onere di acquisire i vaccini e la loro e distribuzione ai Paesi aderenti, sottoscrivendo contratti con le case farmaceutiche in maniera in parte segreta: accordi che non hanno tuttavia garantito la puntualità delle consegne, con notevoli ritardi rispetto agli impegni contrattuali. Tutto ciò potrebbe dimostrare un interesse economico da parte delle case farmaceutiche che potrebbe prevalere sugli impegni contrattuali. Tutto questo ha determinato il rallentamento della campagna vaccinale che con la maggiore diffusione del virus. Il secondo problema è sorto con AstraZeneca: in un primo momento limitato soltanto alla fascia d’età fino a 55 anni, successivamente fino a 65, laddove nel Regno Unito veniva somministrato a tutta la popolazione senza distinzione di età con il risultato di ottenere un sostanziale calo dei contagi.

Gli inglesi hanno puntato e sostenuto economicamente il vaccino anglo-svedese AstraZeneca ed hanno ottenuto i risultati sperati. Il premier britannico Boris Johnson ha dimostrato così il coraggio di una scelta in un momento drammatico. In modo analogo gli Stati Uniti, già con Donald Trump, avevano puntato sul vaccino delle case farmaceutica Pfizer e Moderna investendo economicamente ingenti risorse e ora  Joe Biden, con una capillare organizzazione sul territorio, è riuscito nei primi cento 100 del suo mandato a vaccinare più persone di quanto avesse promesso. Al contrario, invece, l’Europa – che manca di siti produttivi – si è bloccata su una burocratica prudenza ostacolando insieme agli errori contrattuali con le case farmaceutiche l’incremento della vaccinazione. La sospensione per quattro giorni del vaccino AstraZeneca determinata dalla scelta politica tedesca ha così causato un ulteriore rallentamento della campagna vaccinale, trascinando nella scelta gli altri Stati dell’Unione europea e incrementando la sfiducia verso il vaccino anglo-svedese. A sua volta l’Ema ha cercato di porre rimedio, ma le conseguenze appaiono inevitabili in termini di diffidenza nei riguardi di questo vaccino.

L’Europa ha dimostrato tutta la sua incapacità di governare i processi in modo unitario e le singole nazioni continuano a procedere in modo pressoché vago e autonomo. Tutto questo quando gli Stati Uniti hanno preferito soccorrere alcuni Paesi limitrofi con i vaccini eccedenti (è il caso di Messico e Canada) lasciando ancora di più in difficoltà il Vecchio Continente. Anche Paul Krugman, in un articolo dal titolo Vaccini: un vero disastro europeo, rileva l’aumento della mortalità in relazione alla sospensione per quattro giorni del vaccino AstraZeneca. Attualmente i dati sono catastrofici: l’Italia è al secondo posto per mortalità, seconda alla Gran Bretagna per numeri di decessi al giorno, mentre la Germania ne conta alcune centinaia di meno. Le rianimazioni sono al completo, vicine al collasso. Una situazione, bisogna ammetterlo, retaggio del passato governo.

Con il nuovo, invece, le cose sembrano andare in maniera diversa, grazie all’istituzione di una regia centrale in grado di organizzare un piano vaccinale più organico e ordinato. Sul piano strettamente regionale, la Campania ha difficoltà con i medici di base che si oppongono in gran parte alla piattaforma riservata ai pazienti cosiddetti fragili. I farmacisti, che dovrebbero entrare nell’organizzazione con l’avvento del vaccino Johnson & Johnson  – che non richiede una conservazione particolare – richiedono invece un adeguato corso di formazione. Tutto questo in un momento in cui la Campania non ha ancora trovato l’accordo con i rappresentanti dei medici di base, sul ruolo che dovrebbero assumere e sulle modalità da seguire. E si discute ancora su tre opzioni: vaccinare presso il proprio studio, a domicilio, nelle strutture aziendali e l’inserimento sulla piattaforma regionale i propri pazienti.

Non si è giunti ancora a intravedere uno spiraglio di organizzazione territoriale. Sarebbe auspicabile una regia regionale attiva non solo per la distribuzione del farmaco, sull’organizzazione ma anche sul controllo degli aventi diritto, così da rispettare le priorità ed evitare l’intromissione dei soliti “furbetti”. Forse manca la figura istituzionale dell’assessore alla Sanità che invece potrebbe coordinare le attività sul territorio. Intanto, in Campania, si viaggia con un indice di diffusione pari al 10%. Se è vero che dal caos primordiale si arriva all’ordine delle cose, la speranza è riposta in un nuovo equilibrio in un momento di grave difficoltà generale per l’essere umano