Vaccini e riaperture. L’uscita dal Covid passa da qui e per il premier Mario Draghi mentre si lavora per arrivare a 500mila somministrazioni al giorno bisogna già pianificare la ripartenza. A partire dalla scuola che “cominceremo a riaprire, se la situazione epidemiologica lo permette” consentendo il ritorno in classe delle primarie e la scuola dell’infanzia “anche nelle zone rosse allo scadere delle attuali restrizioni”, ovvero speriamo subito dopo Pasqua. Nel lungo e articolato discorso al Senato in vista del Consiglio Ue di giovedì e venerdì Draghi ci tiene a dare “un messaggio di fiducia”, perché sappiamo come uscire dalla pandemia: “abbiamo quattro vaccini sicuri ed efficaci. Tre sono già in via di somministrazione, mentre un quarto, quello di Johnson & Johnson, sarà disponibile da aprile. Ora il nostro obiettivo comune deve essere quello di vaccinare più persone possibile, nel più breve tempo possibile”.

Accelerare è la parola chiave, perché per vaccini fatti, l’Italia è seconda dopo la Spagna, ma “per i noti motivi l’Unione Europea si colloca dietro molti altri Paesi”. Il Regno Unito è l’esempio più vicino e quello che “abbiamo da imparare è che una volta che abbiamo una logistica efficiente, e l’abbiamo, con meno requisiti formali e con un maggior pragmatismo, si arriva anche ad una maggiore velocità” nella quale però è comunque “cruciale” privilegiare anziani e fragili. Un punto questo su cui tirare l’orecchio alle Regioni: “Persistono purtroppo importanti differenze, che sono molto difficili da accettare – bacchetta il premier – Mentre alcune seguono le disposizioni del Ministero della Salute, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale”.

In tempo di pandemia “sono pienamente consapevole che solo con una sincera collaborazione tra Stato e Regioni, in nome dell’Unità d’Italia, il successo sarà pieno”. E proprio in nome della collaborazione, oltre che della trasparenza, “il governo renderà pubblici tutti i dati sul sito della Presidenza del Consiglio Regione per Regione, categoria di età per categoria di età”. Un ruolo cruciale lo ha ovviamente l’Europa. Non solo perché è opportuno, ribadisce Draghi, “esigere dalle case farmaceutiche il pieno rispetto degli impegni contrattuali” e “fare pieno uso di tutti gli strumenti disponibili”, compreso il blocco delle esportazioni. Ma anche perché “la pandemia rende evidente l’opportunità di investire sulla capacità produttiva di vaccini in Europa.

Dobbiamo costruire una filiera che non sia vulnerabile rispetto agli shock e alle decisioni che vengono dall’esterno. Anche qui è importante guardare al dopo: al green pass per esempio, perché “la libertà di movimento deve andare di pari passo con la garanzia della salute” ma “senza discriminazioni e nel rispetto della tutela dei dati sensibili”.

Nel corso del Consiglio Ue si parlerà anche del rapporto con la Turchia: bisogna lavorare “a proposte concrete per una “agenda positiva” che favorisca una dinamica costruttiva, anche in chiave di stabilità regionale”, suggerisce Draghi. “Ho esaminato ieri con il Presidente Erdogan l’importanza di evitare iniziative divisive e l’esigenza di rispettare i diritti umani. L’abbandono turco della Convenzione di Istanbul rappresenta un grave passo indietro – stigmatizza – La protezione delle donne dalla violenza, ma in generale la difesa dei diritti umani in tutti i Paesi, sono un valore europeo fondamentale. Direi anche di più, sono un valore identitario per l’Unione europea”.

Redazione