La fondazione Made in Cloister nasce nel 2012 con il restauro del chiostro cinquecentesco della Chiesa di Santa Caterina a Formiello che versava in uno stato di totale abbandono. L’antico edificio rinascimentale era uno di quei tanti gioielli della città lasciati deperire, avvolti dal degrado e dall’incuria. Nel 2002 il Comune, finalmente, si accorse della sua esistenza e stipulò un accordo con Soprintendenza, Arcidiocesi e Regione che nel frattempo aveva acquistato una parte del complesso. L’intesa tra tutti gli enti era volta al recupero e alla riqualificazione della chiesa. L’antico complesso monumentale, con all’interno anche un lanificio, sorge nel cuore di Porta Capuana che per la ricchezza di storia e del patrimonio artistico e culturale, oltre che per il ruolo di porta d’accesso alla città, è una delle aree di Napoli con maggior potenziale di sviluppo. Davide de Blasio, presidente della fondazione, aveva intuito tutto ciò decidendo così di occuparsi del restauro e della nuova vita della chiesa.

È stato facile? Tutt’altro. «L’operazione di recupero è stata lunga e complessa – racconta de Blasio – ma la sete di riscatto nostra e di tutto il quartiere ci ha spinto a non mollare». Riqualificare un edificio storico è un’impresa complicatissima perché «le varie istituzioni non dialogano tra loro – sottolinea de Blasio – Il mare di burocrazia, poi, spesso induce chi voleva salvare un bene prezioso a mollare la presa». Infatti, solo dopo svariati anni de Blasio e gli altri componenti della fondazione sono riusciti a ottenere la concessione degli spazi e iniziare i lavori di ristrutturazione, finanziati solo con fondi privati. Cosa si potrebbe fare, dunque, per rendere più agevoli le operazioni di recupero e valorizzazione? «Serve una riforma dell’intero sistema – suggerisce de Blasio – Se è vero che oggi i beni del patrimonio pubblico possono essere amministrati e salvati solo da un privato, perché lo Stato non riesce a farlo, allora l’accesso a quei beni deve essere più facile. Servono meno norme e, soprattutto, meno divieti».

Sì, perché oltre ai tempi lunghissimi e a una montagna di scartoffie, c’è anche la questione dell’utilizzo che si dovrà fare di quell’edificio. «Con regole severe e con tutti i controlli degli enti istituzionali – dice de Blasio – i beni recuperati devono poter avere una nuova vita, che non sia ovviamente in contrasto con la natura della costruzione e del contesto. Una chiesa, per esempio, non potrà diventare certo un parcheggio, ma potrà ospitare eventi culturali e concerti». Ed è proprio quello che ha fatto la fondazione Made in Cloister. Il complesso tornato a splendere è diventato un luogo di arte, cultura e creatività, ma soprattutto un punto di riferimento per l’intero quartiere.

La fondazione ha riqualificato la chiesa per destinarla al rilancio delle tradizioni artigianali, rinnovandole con spirito contemporaneo attraverso la realizzazione di progetti con artisti e designers internazionali. Rigenerazione urbana, dunque, ma con lo sguardo al sociale. L’antico complesso monumentale ha stabilito un legame fortissimo con gli abitanti del quartiere, anche e soprattutto con quelli più “fragili”, creando una mensa sociale. Nella cucina del chiostro, chef del calibro di Massimo Bottura e Salvatore Giugliano che hanno sposato il progetto della fondazione di aiutare le famiglie meno fortunate della zona. Una storia che riaccende le speranze per gli edifici che attendono di essere salvati.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.