I meno giovani ricordano sicuramente l’espressione “convergenze parallele”. Un ossimoro coniato negli anni Sessanta da Pietro Nenni e Aldo Moro per illustrare geometricamente la difficoltà e insieme la necessità di un governo tra Dc e Psi. Magari in una versione post-euclidea, vale anche oggi per descrivere il cammino dei rapporti tra il partito di Elly Schlein e il movimento di Giuseppe Conte.

È vero: sui diritti civili e sociali c’è una visione largamente condivisa tra le forze del campo largo (o Alleanza progressista che dir si voglia). Ma restano divisioni profonde sulla questione dell’Ucraina e sul riarmo. Non un dettaglio, ma un discrimine fondamentale per molti elettori. In verità, ci sono anche nel centrodestra. Ma fin qui l’autorevolezza di Giorgia Meloni, che ha oltre il quadruplo dei voti della Lega, è riuscita a neutralizzarle (anche se con la neonata creatura di Roberto Vannacci comincia un’altra storia). Sono differenze incolmabili? Non credo. Penso, al contrario, che non sarà difficile trovare qualche compromesso verbale, del resto già anticipato dalle recenti parole della segretaria del Pd: “Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin, che continua ad andare avanti”. In altri termini: prosecuzione del sostegno all’Ucraina, sforzo per un negoziato che arrivi a una pace giusta, chiara distinzione tra aggredito e aggressore, garanzie di sicurezza, e il gioco è fatto. Quanto al riarmo: no a quello nazionale, sì a una difesa comune europea, nessuna sottrazione di risorse al welfare da parte degli investimenti nella sicurezza, e il gioco è rifatto.

Resta da capire se, una volta arrivati a Palazzo Chigi, il campo largo riuscirebbero a governare. E, anzitutto, chi vincerà le primarie di coalizione, che non promettono scambi di cortesie tra i contendenti. Anche qui la questione del centro non è irrilevante. Come ha scritto Alessandro Trocino sul Corriere della Sera, se il pulviscolo di sigle moderate, con l’eccezione del PCI di Alessandro Onorato (Progetto Civico Italia, ovviamente si scherza), confluissero nella Casa riformista di Matteo Renzi, l’ex premier potrebbe crescere in seggi ed avere una golden share “bertinottiana” nella maggioranza. Ma chi accetterebbe questa golden share, nonostante -almeno per il momento- la sua gagliarda, e sospetta, generosità unitaria?