​Ci risiamo. Come da un copione ormai logoro, la scuola torna al centro del dibattito pubblico solo in due momenti precisi dell’anno: a settembre, con il rintocco della prima campanella, e a giugno, con la fine delle lezioni. Nel mezzo, il nulla. Eppure la scuola vive ogni giorno, e ogni giorno i nostri docenti si trovano a fare i conti con una realtà complessa, pulsante e delicata: quella degli adolescenti. Una realtà segnata da profonde fragilità, ma anche da una forte spinta alla crescita e da una ricerca d’identità che tocca inevitabilmente la sfera della sessualità.

​Invece di ascoltare e supportare questa realtà, il populismo ideologico preferisce piantare bandierine, trasformando le aule in un terreno di scontro elettorale. L’ultimo assalto, in ordine di tempo, riguarda l’introduzione del “consenso informato preventivo” per i percorsi legati all’inclusione e all’affettività, agitato come scudo contro una fantomatica “teoria del gender”.
​Bisogna fare chiarezza una volta per tutte, con rigore scientifico e onestà intellettuale: la “teoria del gender“, intesa come un presunto piano d’indottrinamento volto a cancellare le differenze biologiche tra uomo e donna, semplicemente non esiste. È un costrutto retorico, uno spauracchio inventato da precise frange politiche per alimentare la paura e polarizzare l’opinione pubblica.

​Quelli che esistono guidati da una realtà ben diversa sono gli Studi di Genere (Gender Studies): un campo di ricerca accademico e interdisciplinare, nato negli anni ’70, che analizza come le aspettative sociali, i ruoli e gli stereotipi legati all’essere uomo o donna varino nello spazio e nel tempo. Fare educazione al rispetto a scuola non significa “fluidificare” i ragazzi, ma insegnare che il valore di una persona prescinde dal fatto che indossi il rosa o l’azzurro, contrastando alla radice le discriminazioni e la violenza.
​Come Partito Liberaldemocratico, consideriamo l’ipotesi del consenso informato preventivo su queste tematiche come un’invasione a gamba tesa nell’autonomia scolastica.

​Le scuole italiane — tutte, sia pubbliche sia paritarie — dispongono già degli strumenti normativi e delle competenze pedagogiche per adottare i percorsi educativi più adatti ai ragazzi, al di là di ogni furore ideologico. Pensare che ogni singolo progetto debba essere preventivamente “autorizzato” dai genitori non fa che deresponsabilizzare l’istituzione scolastica, minando il patto di corresponsabilità educativa.
Non comprendiamo la schizofrenia di chi, da un lato, insiste giustamente sul rispetto delle Linee Guida e delle Indicazioni Nazionali e, dall’altro, fa piombare sui territori la mannaia del consenso informato, paralizzando i docenti.
​Sia chiaro: la libertà d’insegnamento non è anarchia. Nei Consigli di Classe e nei Collegi Docenti, le singole sensibilità dei professori vengono già convogliate in un’offerta formativa organica (il PTOF), co-progettata e trasparente, che ha come unico faro il benessere psicofisico e la crescita dei ragazzi.

​Mentre la politica litiga sui fantasmi, la realtà presenta un conto salatissimo. L’Italia registra percentuali altissime e preoccupanti di consumo di contenuti pornografici online tra gli adolescenti, spesso senza filtri e in età precocissima.
​Il risultato? I nostri ragazzi si trovano a formare la propria coscienza emotiva e sessuale su modelli distorti, in cui il corpo — in particolare quello femminile — viene ridotto a mero oggetto da possedere e consumare, cancellando totalmente i concetti di persona, rispetto e consenso reciproco. È qui che si annida il vero pericolo per i nostri figli, non nei progetti scolastici contro il bullismo. Le scuole non hanno bisogno di censure; hanno un disperato bisogno di percorsi strutturati di educazione all’affettività, alle emozioni e al rispetto dell’altro.

​Le proposte del Partito Liberaldemocratico

​Per uscire dalla logica dello scontro e rimettere al centro i ragazzi, come Liberaldemocratici proponiamo una via pragmatica, scientifica e rispettosa dell’autonomia:
No al Consenso Informato Censorio: Chiediamo lo stop a qualsiasi meccanismo di “out-out” ideologico che permetta di escludere gli studenti dai percorsi di educazione al rispetto, alla legalità e al contrasto delle discriminazioni, ferma restando la massima trasparenza nella presentazione del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) alle famiglie.
Istituzione dell’Educazione all’Affettività e ai Media Digitali: Introdurre nelle scuole percorsi continui e strutturati, affidati a professionisti (psicologi, pedagogisti), volti a sviluppare l’intelligenza emotiva, l’educazione al consenso e la decodifica critica dei contenuti digitali che viaggiano sul web.

Sportelli di Ascolto Psicologico Strutturati: Rendere stabile e strutturale la presenza del supporto psicologico in ogni istituto di ogni ordine e grado, per accogliere le fragilità dell’identità adolescenziale prima che si trasformino in disagio o abbandono scolastico.
Formazione Permanente per i Docenti: Fornire agli insegnanti gli strumenti metodologici ed emotivi per gestire le dinamiche relazionali della Generazione Z e Alpha, valorizzando la loro professionalità e la loro autonomia pedagogica lontano dai diktat della propaganda.
​La scuola non ha bisogno di sceriffi ideologici, ma di alleanze educative forti. È tempo di dare fiducia ai nostri docenti e risposte concrete ai nostri ragazzi.​

​Patrizio Del Prete

Autore

Responsabile Scuola – Partito Liberaldemocratico