La scuola elementare torna indietro. Dal prossimo anno infatti la valutazione finale degli alunni non sarà più espressa con voti numerici ma con un giudizio. È la decisione prevista da un emendamento presentato dai senatori Verducci, Iori e Rampi e approvato in Commissione Cultura e Istruzione.

“Dare un 4 può essere un macigno pesante da comprendere mentre una valutazione più complessiva prende in considerazione le caratteristiche del bambino”, spiega la senatrice Pd Vanna Iori all’Ansa nel motivare la scelta di presentare l’emendamento, che prevede come “nella scuola primaria i bambini non possano essere considerati dei numeri”. Ovviamente, sottolinea la senatrice Dem, “vanno trovate le parole adeguate e la valutazione va fatta in termini di giudizio sintetico. Il giudizio tiene conto della specificità e della individualità di ogni singolo bambino – aggiunge – mentre il voto numerico livella e rende tutti uguali, anche se ci sono diverse motivazioni dietro a quel voto”.

LE RIAPERTURE – Sulle riaperture a settembre è invece intervenuta la viceministra dell’Istruzione Anna Ascani. In collegamento con Agorà, su Rai3, la Ascani ha precisato che “sta uscendo il rapporto intermedio della commissione Bianchi e in quel rapporto si dice in modo chiaro che per i bambini della primaria e per i ragazzi della secondaria di primo grado la didattica dovrà essere al 100% in presenza, quindi dovremo moltiplicare gli spazi, accrescere l’organico, non del doppio ma di una di una buona percentuale”. La vice del ministro Azzolina quindi boccia la soluzione dei turni orari, “che comporterebbe problemi alle famiglie ma di ampliare le attività didattiche. La didattica a distanza va bene per tamponare l’emergenza ma non può sostituire la scuola”.

LE ASSUNZIONI – Quanto al Decreto Scuola, questa mattina sarà presentato l’emendamento al Dl che sarà messo ai voti della commissione al Senato e che sintetizza l’accordo trovato tra le varie anime dell’esecutivo Conte sul tema delle assunzioni. Il concorso straordinario prevede infatti una prova scritta che si terrà nel corso dell’anno scolastico 2020-21 con quesiti a risposta aperta. Rispetto alla prima formulazione respinta da Pd e LeU scompare la precisazione del numero dei quesiti.