Il ritorno a scuola del 10 gennaio, dopo le vacanze di Natale è stato più caotico che mai. L’Avvocatura Distrettuale dello Stato (sede di Napoli) ha presentato ricorso presso il Tar della Campania contro l’ordinanza con la quale la Regione Campania ha deciso il rinvio dell’apertura delle scuole in presenza a causa della pandemia. Il ricorso, depositato per conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri dell’Istruzione e della Salute, si affianca a quello già presentato dagli avvocati napoletani Giacomo Profeta e Luca Rubinacci.

Sabato scorso il Giudice ha chiesto alla Regione Campania di depositare, entro e non oltre le 11 di oggi, “..atti pertinenti e rilevanti a presupposto dell’ordinanza…”, è così è stato. La Regione Campania si è costituita ed ha presentato, entro il termine fissato, gli atti a supporto dell’ordinanza regionale con la quale la Regione ha procrastinato a fine mese le lezioni in presenza in tutte le scuole della Campania. Ora bisognerà attendere la decisione dei giudici per capire cosa succederà nelle scuole in Campania.

In cosa consiste la documentazione consegnata dalla Regione al Tar? Quali sono le ragioni di De Luca? Le sintetizza in una nota: “Nessuna violazione del decreto legge n.111/2022, risultando provata una condizione di eccezionale e straordinaria necessità attestata, tra l’altro, da: Rt di ospedalizzazione pari a 1,78, che indica il raddoppio dei ricoveri Covid in arco settimanale; esaurimento posti letto pediatrici Covid, nella regione con popolazione più giovane d’Italia; blocco già decretato delle attività sanitarie di elezione; previsione di certo esaurimento di posti letto di degenza Covid nel breve periodo in mancanza di misure immediate”.

Poi: “Le misure nazionali non sono fondate sul parere tecnico-scientifico del CTS, che non è stato convocato, contrariamente a quanto richiesto da tutte le Regioni per assumere decisioni consapevoli; Al contrario, l’ Ordinanza regionale è fondata su un’istruttoria tecnica che tiene conto: dei dati più aggiornati della Cabina di regia nazionale; delle valutazioni dell’Unità di crisi regionale; della richiesta di presidi e Sindaci che segnalano criticità non risolvibili a breve”. E inoltre, continua la nota: “Le misure previste dal decreto governativo sono inattuabili e del tutto virtuali, almeno nel territorio regionale della Campania, tenuto conto che: vi è impossibilità di assicurare il contact tracing e insostenibilità dei carichi da parte delle ASL, attestata dai dirigenti scolastici e da tutti i Direttori generali delle AASSLL campane; In caso di sospensione dell’ordinanza vi sarebbe un danno irreparabile per la popolazione giovanile data la previsione del picco dei contagi per fine gennaio, in presenza di una bassissima percentuale di vaccinazione sotto i 12 anni; Le misure previste dall’ordinanza regionale sono equilibrate e proporzionate: tutte le scuole sono aperte; si prevedono solo tre settimane di didattica a distanza per medie inferiori ed elementari. Tre settimane di respiro per i Presidi, i Sindaci e le AASSLL che ne hanno fatto richiesta per ampliare la fascia dei vaccinati e scavallare il picco dei contagi”.

Intanto il primo giorno è iniziato nel caos più totale in Campania. Materne elementari e medie sono finite in dad ma non tutti hanno davvero ripreso. Il preside dell’Istituto comprensivo Sauro-Errico-Pascoli di Secondigliano, dopo la decisione di De Luca ha inviato ai genitori una missiva in cui spiegava le ragioni per cui non ha ritenuto opportuno ripristinare la dad sin da subito per i suoi allievi. “Un atto che ritengo politicamente discutibile ma che soprattutto non appare legittimo, come sottolineato dal Ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi che ha dichiarato che il Governo provvederà immediatamente ad impugnarlo”, ha scritto il preside Piero De Luca in una nota.

Continuando: “In attesa di osservare l’evoluzione degli eventi, personalmente non ritengo opportuna nell’immediato l’attivazione di una Didattica a Distanza, che peraltro l’ordinanza nemmeno prevede. Abbiamo già osservato lo scorso anno i danni psicologici ed educativi che tale modalità ha comportato e credo che la sua adozione debba davvero essere riservata solo come male e rimedio estremo in situazioni di assoluta emergenza e in presenza di lockdown generalizzati. Immaginare di chiudere la scuola e rinchiudere i nostri bambini e ragazzi dietro schermi deprimenti, per giunta nel momento in cui ogni altra attività resta tranquillamente aperta, mi sembra davvero uno schiaffo intollerabile alla fondamentale funzione educativa della scuola e al suo ruolo imprescindibile di sviluppo delle relazioni e della socialità”.

Alle scuole elementari e medie c’è chi è in Dad da stamattina ma sui social corrono le proteste dei genitori e alcuni hanno deciso di tenere i figli a casa e basta. Ancora più nel caos la situazione delle superiori in tutta la Campania. Sarebbero dovuti tornare in classe ma le proteste promosse dal Movimento studentesco napoletano hanno preso presto piede in tutta la Regione. I liceali non ci stanno a dover tornare in classe con il rischio dei contagi e molti hanno deciso di protestare.

Dopo un anno le richieste degli studenti sono sempre le stesse: incremento dei trasporti e creazione di tratte straordinarie dei mezzi pubblici, specifiche per studenti e studentesse; mascherine Ffp2 fornite gratuitamente alla scuola e al corpo studentesco; presidi sanitari a scuola di tamponi gratuiti; quarantena della classe intera in caso di due persone positive (senza differenze tra vaccinazioni e non); utilizzo di spazi aperti e alternativi per diminuire gli assembramenti nelle scuole. Ma anche «assunzione di docenti e personale scolastico per diminuire le dimensioni delle classi (i sindacati della scuola stimano che ci sia una carenza di organico di almeno 200mila tra professori e Ata). Queste rivendicazioni non sono solo misure temporanee per il periodo pandemico ma la base per una scuola migliore anche in futuro.

Così è successo che tra scioperi, isolamenti e quarantene in un liceo numeroso come il Genovesi di piazza del Gesù siano entrati solo 40 studenti. “Sono entrati in pochissimi perché c’è una manifestazione degli studenti delle scuole superiori parte online e parte in presenza, ma è anche vero che i numeri dei contagi si sono moltiplicati negli ultimi giorni”, spiega all’Adnkronos Vittorio Delle Donne, dirigente scolastico di uno dei licei più prestigiosi di NAPOLI. “Abbiamo 6 classi in cui sono segnalati 3 o 4 contagi e le abbiamo messe immediatamente in Dad – racconta Delle Donne – poi abbiamo altre 8 classi in cui è stata segnalata la presenza di almeno 2 positivi e le abbiamo messe a distanza in parte. Questa è la situazione più complicata da gestire, perché la parte in presenza dovrebbe documentare in qualche modo di essere in regola con l’obbligo vaccinale o di essere guarita nei 120 giorni precedenti. Dovrebbe comunicarlo l’Asl, ma con l’esplosione dei contagi in corso è impensabile che possa inviare in tempo reale il tracciamento, quindi stiamo chiedendo un’autocertificazione”.

Secondo il dirigente scolastico del “Genovesi” sulla ripresa della scuola “tutta la tempistica è stata errata. Il decreto è stato approvato il 5 sera e pubblicato il 7 gennaio, di venerdì, le scuole hanno lavorato fra sabato e domenica contando sulla buona volontà dei professori, che non manca mai. La mia docente referente Covid ha fatto i salti mortali tra sabato e domenica per raccogliere tutte le segnalazioni”. C’è poi la questione relativa alle mascherine Ffp2: “A noi non sono arrivate – fa sapere Delle Donne – ma anche quelle che dovrebbero arrivarci dal Ministero sono relative al personale docente e personale Ata a contatto con gli studenti esonerati dall’obbligo, quindi chi ha problemi respiratori o disabili. Ma si tratta di poche unità, il vero problema è quando avremo una classe in auto sorveglianza oppure per metà in presenza e i presenti avranno l’obbligo della Ffp2. Noi non siamo in grado di fornirle, stiamo aspettando 700 mascherine ordinate a metà dicembre ma serviranno per le piccole urgente, non pensavamo a un’esplosione del contagio così grande. Con quelle saremo in condizione di reggere 3 giorni”. In queste condizioni, riflette Delle Donne, “forse avrei aspettato 2 o 3 settimane prima di riaprire, incentivando nel frattempo la vaccinazione degli under 18 in maniera massiccia e aspettando che passasse il picco. Mi rendo però anche conto che la didattica a distanza è stata davvero una brutta pagina, era l’unica soluzione in quel momento e non la disprezzo, ma gli alunni effettivamente ne sono usciti mal messi. Però forse sarebbe stato il caso di fare un sacrificio di 2-3 settimane a fronte di una maggiore tranquillità futura”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.