Sono giorni tumultuosi in Senegal dove il presidente Bassirou Diomaye Faye ha destituito il primo ministro Ousmane Sonko e con lui l’intero governo in carica. Il loro sodalizio politico sembrava voler cambiare la nazione africana che aveva dato l’impressione di aver iniziato un cammino verso un futuro molto florido. Faye e Sonko avevano fondato insieme il Pastef-Patrioti africani del Senegal per lavoro, etica e fratellanza- più di 10 anni fa e dopo l’esclusione di Sonko alle presidenziali del 2024 per un’accusa strumentale e politicizzata – Diomaye Faye si era presentato al posto suo, ma dichiarandosi in tutto e per tutto un suo rappresentante.

Le elezioni, nonostante i tentativi della Francia di influenzarne l’andamento, erano state un trionfo per i candidati dell’ex Pastef, intanto dichiarato illegale, ma già nel 2025 erano iniziati i primi dissidi. Sonko era diventato subito Primo ministro, mettendo in ombra il presidente che aveva mal digerito la sua ingombrante presenza. A novembre scorso Faye aveva creato una sua coalizione, alternativa al gruppo che sosteneva Sonko, e dopo mesi di tensione aveva deciso di licenziare in tronco tutto l’esecutivo, a cominciare dal suo ex amico ed alleato.

Oltre alle gelosie, motivo dello scontro è stata anche la gestione economica in una nazione in grave crisi. Gestione che i due volevano affrontare in maniera differente. Faye voleva riaprire i rapporti anche con la Francia, mentre per Sonko era inaccettabile soltanto pensare ad un riavvicinamento con Parigi.

Al suo posto è stato nominato Primo ministro Ahmadou Al Aminou Mohamed, un economista sessantenne che vanta un passato in molte istituzioni, anche internazionali. Il nuovo Premier è un ex funzionario della Banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale, figura poco nota al grande pubblico e non appartenente al partito Pastef. Ahmadou Al Aminou Mohamed ha ricoperto la carica di ministro delegato presso il presidente della Repubblica con l’incarico di monitorare l’Agenda di trasformazione nazionale, il programma economico conosciuto come Senegal 2050. Si tratta di un uomo poco noto alla popolazione, ma che riscuote un grande rispetto nell’ambito politico senegalese.

Parlando alla televisione nazionale, Ahmadou Al Aminou Mohamed ha voluto ribadire che la sua nomina non rappresenta una rottura, ma semplicemente un aggiustamento di rotta per continuare a far crescere Dakar, rispettando il programma elettorale del presidente Bassirou Diomaye Faye che appare più forte di prima. Il 6 giugno è previsto il primo congresso del Pastef e si dovrà votare l’elezione del presidente del partito dove si comprenderà il reale peso delle corrente, anche in vista delle elezioni presidenziali datate nel 2029.

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Matteo Giusti, giornalista professionista, africanista e scrittore, collabora con Limes, Domino, Panorama, Il Manifesto, Il Corriere del Ticino e la Rai. Ha maturato una grande conoscenza del continente africano che ha visitato ed analizzato molte volte, anche grazie a contatti con la popolazione locale. Ha pubblicato nel 2021 il libro L’Omicidio Attanasio, morte di una ambasciatore e nel 2022 La Loro Africa, le nuove potenze contro la vecchia Europa entrambi editi da Castelvecchi