È stata preceduta da sorrisi e parole di fiducia la discussione al vertice di governo a Palazzo Chigi. «È iniziato il confronto con le forze di maggioranza per rilanciare l’azione di governo. Il Paese ha molte urgenze e i cittadini attendono tante risposte. Dobbiamo procedere spediti, determinati, compatti», twitta il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, quando il summit che deve segnare la rotta della fase due post emiliana è appena cominciato.

Il punto da cui premier e ministri sono partiti era uno: la necessità di rilanciare l’azione di governo. Ingenuo però pensare che in una serata, i moltissimi nodi che l’esecutivo dovrà affrontare siano stati sciolti. Il vertice di ieri è il primo di una serie di incontri che, nelle intenzioni del governo, serviranno a mettere nero su bianco temi e tempi dei lavori da qui al 2023. Stando a quanto riferiscono fonti di governo, ieri sera ci si è limitati a fissare le basi del cantiere: a stabilire cioè un metodo di lavoro. Ci saranno poi ulteriori incontri, è stato spiegato ancora, probabilmente sui singoli temi da affrontare. Ma quello di ieri era un vertice importante, perché era anche il primo vertice di maggioranza dopo le dimissioni del Capo Politico e capo delegazione al governo del M5s, Luigi Di Maio. A subentrare il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Una occasione, per il guardasigilli, di prendere subito confidenza con il formato a quattro dei vertici di governo.

Tra i temi che sono stati portati ai tavoli, la riforma del fisco, su cui il Partito Democratico punta molto come anche sulla necessità di una svolta green per l’economia e sul superamento dei decreti sicurezza di Matteo Salvini. Per Nicola Zingaretti, che ne ha parlato ieri mattina: il tema è quello di non rimanere schiacciati dalla contingenza degli sbarchi, ma intervenire con un pacchetto di misure complessive sulla sicurezza urbana. Fonti di governo non escludono che qualche accenno preliminare sia stato fatto anche sulla riforma dell’Irpef, anche se sottolineano che sul tema, al momento, nessuna decisione è stata ancora presa. Italia viva, con la capo delegazione Teresa Bellanova, si è presentata invece al vertice convocato dal premier Giuseppe Conte, per spingere soprattutto su meno tasse e più cantieri.

L’umore che si respirava ieri sera a palazzo Chigi era buono. «Non era un voto sul governo ma è un voto che dà più energia al governo». Il criterio che verrà usato per dirimere i principali nodi della maggioranza sarà quello del pragmatismo, dell’attenzione al benessere degli italiani. E così, si sottolinea, su ogni dossier si dovranno valutare attentamente le ricadute delle scelte del governo. Anche sulla questione Autostrade. «C’e’ stata la pausa delle Regionali, ora e’ il tempo di dare risposte», osserva Conte da Sofia. E poi ci sono i nodi “non più rinviabili”, quello dell’ex Ilva e di Autostrade innanzitutto. Sul primo il premier mostra un cauto ottimismo, annunciando un progetto di accordo che potrebbe essere definito nei prossimi giorni in un nuovo vertice con la famiglia Mittal. Sul dossier Autostrade l’idea è quella di partire da un dato di fatto – “chi sbaglia paga”, è sempre stato il mantra di Conte – non tralasciando tuttavia le ricadute che una decisione drastica come la revoca potrebbe comportare.

Al centro, insomma, c’è il Paese. Come sulle nomine, dove Conte appare impermeabile alle pressioni vuoi del Pd, vuoi del M5S, vuoi di Iv: «Il mio criterio è chiaro», spiega dalla Bulgaria. Ed è un criterio che guarda agli oggettivi vantaggi come una sua scelta potrebbe comportare. Del resto, dalle parti di Palazzo Chigi la sensazione è che non solo il governo ma lo stesso presidente del Consiglio sia uscito fortificato dal voto in Emilia-Romagna. Conte non si limita ad ascoltare, la priorità è l’occupazione. L’unico punto delicato resta il M5S. Ma, assicurano da Palazzo Chigi, i contatti con gli esponenti del M5s sono costanti. E il premier, non a caso, traccia una linea divisoria tra il caos Cinque Stelle e l’azione di governo.