L’Assemblea plenaria del Csm, in seduta al Quirinale, presieduta dal presidente Sergio Mattarella, ha nominato Pietro Curzio primo presidente della Corte di Cassazione, con voto quasi unanime, fatta eccezione per l’astensione del consigliere leghista Stefano Cavanna.

Una scelta largamente anticipata dal Riformista nei giorni scorsi, col nome di Curzio, legato alla corrente di sinistra delle toghe di Magistratura Democratica, proposto all’unanimità dalla Quinta commissione del Csm.  Una sinistra giudiziaria ‘pigliatutto’, dopo la nomina avvenuta lo scorso novembre del procuratore generale Giovanni Salvi, anch’egli esponente di Magistratura democratica.

Curzio, 77 anni, ha esordito come pretore a Ruvo di Puglia, poi è passato a Bari come pretore del Lavoro, con una lunga carriera che lo ha portato fino al vertice della Cassazione, subentrando a Giovanni Mammone.

Sulla carta ad avere più titoli era lo ‘sfidante’ Francesco Tirelli, presidente della prima sezione civile e attuale segretario generale della Cassazione. Tirelli, simpatizzante di Magistratura indipendente, la corrente di destra delle toghe, incassa così la seconda delusione dopo che nello scoro maggio fu bocciato per l’incarico di presidente del Tribunale Superiore delle acque pubbliche, quando il Csm gli aveva preferito Giuseppe Napoletano.

Sulla nomina di Curzio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sottolineato che il magistrato “certamente saprà svolgere con consapevolezza e lungimiranza l’impegnativo incarico”. Mattarella ha inoltre ribadito il bisogno di contribuire “a promuovere quel rinnovamento del governo autonomo di cui vi è necessità da più parti avvertita”.

Il plenum del Csm, dopo la seduta al Quirinale, è quindi proseguito a Palazzo dei Marescialli per eleggere il presidente aggiunto. Una scelta ‘rosa’ perché la nomina è andata a Margherita Cassano, attuale presidente della Corte di appello di Firenze e prima donna a ricevere un incarico di alto vertice nella magistratura italiana.