Le amministrazioni comunali possono assumere un ruolo di primo piano nel sostegno alle economie locali perché certi decisori politici vivono sui territori che governano e hanno la possibilità di concordare con i commercianti l’adozione di efficaci misure di sostegno. Ma il Comune di Napoli quanto investe per supportare i piccoli imprenditori? Meno delle altre grandi città italiane, cioè 2,70 euro pro capite. La città partenopea è fanalino di coda nella classifica, stilata da Openpolis, dei Comuni con più di 200 mila abitanti che sborsano le cifre più sostanziose per supportare la piccola economia locale. Al primo posto c’è Trieste con una spesa di 24,31 euro pro capite, seguita da Genova e Firenze.

Palazzo San Giacomo, quindi, si aggiudica un altro triste primato. Nei bilanci comunali c’è una voce dedicata all’investimento degli enti locali per questo tipo di imprese. Si chiama “Commercio, reti distributive e tutela dei consumatori” e comprende l’esborso per l’amministrazione e il funzionamento delle attività e dei servizi relativi al settore della distribuzione, della conservazione e del magazzinaggio, oltre che per la programmazione di interventi e progetti di sostegno e di sviluppo del commercio locale. In questa voce vengono incluse anche le spese che riguardano l’organizzazione, la costruzione e la gestione dei mercati rionali e delle fiere cittadine, le campagne di informazione agli operatori commerciali e ai consumatori sui prezzi, le spese per sovvenzioni, prestiti o sussidi a sostegno del settore della distribuzione commerciale e, in generale, dello sviluppo di questo ambito sul territorio.

Il 2020 è stato un anno tragico per l’economia di tutto il Paese e la crisi è stata più evidente nelle città, perché a soffrire sono le attività di vendita al dettaglio come negozi, botteghe e aziende legate a ristorazione e intrattenimento. Napoli ha accusato il colpo in maniera drammatica: nel secondo trimestre di quest’anno sono state 5.700 le imprese che hanno chiuso definitivamente i battenti, 108 quelle che hanno dichiarato il fallimento e 3.700 quelle che hanno intestato la società ad altri soggetti. E, tra agosto e settembre, sono state migliaia le istanze di fallimento avanzate dagli imprenditori. Non è andata meglio nel resto del Paese, secondo la relazione trimestrale di Movimprese, condotta da Unioncamere e InfoCamere e pubblicata da Openpolis: il bilancio tra aperture e chiusure di attività, nel secondo trimestre di quest’anno, mostra un saldo positivo di 19.855 unità contro le 29.227 dello stesso periodo nel 2019. Tra aprile e giugno 2020 sono state iscritte alle camere di commercio 57.922 nuove imprese, nello stesso periodo dell’anno scorso sono state 92.150: un calo di 34.228 unità.

Ora più che mai, dunque, le amministrazioni comunali devono sostenere l’economia del proprio territorio o le attività commerciali che altrimenti dovranno abbassare definitivamente le saracinesche. «Il Comune di Napoli, tramite il Recovery Fund, ha un’occasione importante per sostenere le imprese – spiega Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania – Deve creare un piano strategico per la città e mettere a sistema tutte le eccellenze napoletane». Come? «Con la creazione di una piattaforma digitale – suggerisce Schiavo – in grado di mettere in rete turismo, commercio e artigianato. Bisogna aiutare l’imprenditore a raggiungere il maggior numero di consumatori e, per farlo, è chiaro che bisogna fare degli investimenti e studiare dei piani di sostegno».

Finora le imprese hanno ricevuto modesti aiuti economici. Le partite Iva, per esempio, hanno beneficiato di 500 euro a marzo e ad aprile e di altri mille euro nel mese di maggio, ma si è trattato di una breve boccata d’ossigeno. «Oltre un progetto a lungo termine, adesso servono misure concrete – dice Schiavo – Bisogna sospendere tutte le tasse per tre mesi e garantire agli imprenditori il 25% del fatturato dell’anno scorso. In questo modo si garantirebbe loro tranquillità per qualche mese, altrimenti saranno molti quelli che non riusciranno a rialzarsi dopo questo momento drammatico».