Psoe e Podemos insieme hanno 155 dei 350 seggi del Congresso. Sette ce ne ha il Partito vasco, tre Mas Pais Compromis (già ingaggiato dai socialisti in maggioranza) un seggio i nazionalisti gallegos, un altro il partito regionalista di Cantabria e uno Teruel Existe. In tutto sono 168. L’ipotetica astensione dei 10 di Ciudadanos non sarebbe sufficiente a Sanchez in Parlamento senza l’appoggio degli indipendentisti catalani o baschi (che tradizionalmente si astengono). Altra storia sarà governare. Già solo con Podemos individuare un programma di governo da realizzare con un’alleanza reale pare impossibile. La bozza di patto sembra abbastanza vaga sui punti principali. Non solo non c’è la lista delle vicepresidenze e dei nomi dei ministri. Ma non si parla proprio di riforma del lavoro, entrambi i partiti ce l’avevano una riforma del lavoro nel programma elettorale ed erano due programmi assai diversi. Tutta l’enfasi riservata a quella vaghissima necessità “di garantire la convivenza in Catalogna”, gran brutta gatta da pelare per entrambi. Incalzati ieri ad affrontare a tutti i costi il tema che più vorrebbero rimandare dal Tribunale costituzionale che ha reso pubbliche le ragioni del disaccordo di tre dei suoi dodici giudici sulla decisione di non far uscire dal carcere i leader del procés, il braccio di ferro politico giudiziario giocato con affollate dimostrazioni di piazza attraverso il quale gli indipendentisti catalani hanno tentato nel 2017 forzare la mano per ottenere l’indipendenza da Madrid.

Le motivazioni del disaccordo dei tre giudici alla sentenza si riferisce particolare alla detenzione di Oriol Junqueras, presidente di Erc (Esquerra republicana catalana) lasciato in galera quando era candidato alle elezioni catalane del 21 dicembre 2017 e dopo essere stato eletto deputato. L’argomento dei giudici è ovvio: si sono lesi i suoi diritti di partecipazione politica e si è impedito il libero e regolare funzionamento del parlamento catalano. Tutto ciò rispalanca il dibattito sul rispetto delle libertà politiche dei politici condannati per aver celebrato a tutti i costi il referendum, indetto al di fuori della legge, sulla Catalogna indipendente, il primo ottobre del 2017. Questo è proprio l’ultimo dibattito che Sanchez e Iglesias sono disposti ad affrontare nei giorni della ricerca dei voti per formare una maggioranza di governo. Peraltro insieme e dovendo fingere di essere d’accordo.

Sgomenti di fronte a tanta simulata armonia ritrovata si dicono molti militanti socialisti e alcuni elettori di Podemos. “Chi non s’è mai trovato nella vita in quella sgradevole situazione di dover ascoltare, separatamente, le lamentele adirate dei due amici membri di una coppia in lite furibonda” scriveva tempo fa Elviara Lindo su El Pais. “E allora che tu, che hai già vissuto questo momento perché l’hai già letto in Proust che sulla questione ha scritto tutto quel che c’era da spiegare, non vorresti immischiarti. Poi dopo qualche giorno te l’incontri tutti abbracciati a una festa. Lo sai che dovresti andare lì a fingere di brindare per quest’amore rinato ma, porca miseria, non ce la fai. E datemi almeno il tempo di digerire il riposizionamento. Noi osserviamo tanta focosità con un certo stupore perché durante le accuse di Pedro contro Paolo e Paolo contro Predo, noi che tifavamo per il governo delle sinistre non abbiamo potuto evitare di prendere partito. Ora. diciamolo, abbracciarsi è significativo, va bene, ma ora vogliamo vedervi dormire insieme nel celebre materasso matrimoniale e mantenervi d’amore e d’accordo”. A ballare stretti stretti.

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