Lo stato di emergenza fino al 31 marzo e spinta su vaccini e terze dosi. È così che il Governo intende far fronte al nuovo aumento dei contagi. Sarà il Consiglio dei Ministri di oggi a stabilirlo in funzione dei contagi in aumento, a causa della variante Omicron, che sta mettendo in allarme scienza e politica nell’immediata vigilia delle festività natalizie.

La scelta di Mario Draghi, però, sarebbe quella di procedere per step, evitando così strappi, soprattutto con il centrodestra. Tecnicamente, il Consiglio dei ministri dovrebbe varare un nuovo provvedimento che supera i decreti del precedente governo (che hanno validità solo fino al prossimo 31 gennaio), concedendo dunque un ‘extra-time’ fino a giugno 2022. Ma nelle intenzioni che filtrano, ci sarebbe comunque la volontà di effettuare una verifica a metà percorso, dunque entro la fine del mese di marzo.

Obbligo di vaccini per sanitari, professori e poliziotti

Si spinge soprattutto sui vaccini che da domani saranno disponibili anche per i bambini. Dopo i medici e gli infermieri, domani il vaccino diventa obbligatorio per altre categorie di lavoratori: il personale della scuola, del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, il personale dei servizi segreti, della polizia locale, della polizia penitenziaria e delle Rsa, compresi i lavoratori che entrano in queste strutture con contratto esterno. L’obbligo riguarda l’intero ciclo vaccinale, prima, seconda e terza dose. Il richiamo o booster deve essere fatto “entro i termini di validità delle certificazioni verdi Covid-19”, quindi entro 9 mesi dall’ultima somministrazione.

L’obbligo riguarda il “personale scolastico del sistema nazionale di istruzione, delle scuole non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia”. E ancora: il personale dei “centri provinciali per l’istruzione degli adulti, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale e dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore”. La vaccinazione costituisce “requisito essenziale” anche per i dirigenti scolastici.

Sono obbligati a sottoporsi al ciclo completo di immunizzazione tutti i lavoratori del comparto della difesa, della sicurezza, del soccorso pubblico, della polizia locale e penitenziaria, della giustizia minorile e di comunità, così come gli agenti dei servizi segreti.

Controlli

Saranno i dirigenti a dover controllare che il personale rispetti l’obbligo. Per chi non presenta la documentazione che attesti l’avvenuta vaccinazione, l’attestazione relativa all’omissione o al differimento dell’iniezione, oppure “l’insussistenza dei presupposti per l’obbligo”, scatta “l’immediata sospensione del diritto di svolgere l’attività lavorativa, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro”.

Le sanzioni

Per il periodo di sospensione non viene corrisposto lo stipendio. “La sospensione è efficace fino alla comunicazione da parte dell’interessato al datore di lavoro dell’avvio o del successivo completamento del ciclo vaccinale primario o della somministrazione della dose di richiamo e comunque non oltre il termine di sei mesi a decorrere dal 15 dicembre 2021”.

Lo svolgimento dell’attività lavorativa in violazione dell’obbligo è punita con le conseguenze disciplinari previste “dai rispettivi ordinamenti di appartenenza”. Si rischia anche una multa da 600 a 1.500 euro. Chi non effettua i controlli sia per le aziende pubbliche sia per quelle private, rischia invece la multa da 400 a 1.000 euro.

La Terza Dose per i sanitari

Domani scatta l’obbligo di richiamo (terza dose) per “gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario”. Per medici e infermieri “la vaccinazione costituisce requisito essenziale per l’esercizio della professione e per lo svolgimento lavorativo dei soggetti obbligati”. Chi non si sottopone all’obbligo viene sospeso dell’esercizio delle professioni sanitarie. Le sanzioni sono identiche a quelle previste per gli altri lavoratori, ma per i medici è obbligatorio effettuare l’ultima dose “non oltre sei mesi a decorrere dal 15 dicembre 2021”. Si può evitare o rinviare la vaccinazione solo “in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale”. E in questo caso sarà il datore di lavoro a decidere le mansioni.

La proroga dello stato di emergenza

Sarà il Consiglio dei ministri convocato per oggi ad approvare il provvedimento che consente al generale Francesco Paolo Figliuolo di guidare la struttura commissariale, alla pubblica amministrazione e ai privati di proseguire con le attuali regole dello smart working, alle Regioni di procedere con poteri speciali nella gestione della pandemia anche per quanto riguarda la destinazione dei reparti ospedalieri che in alcune aree stanno andando in affanno. Proprio oggi Figliuolo sarà nominato anche comandante del Covi, la struttura militare di organizzazione e logistica.

La decisione sullo stato d’emergenza

In questa partita è Matteo Salvini a fare un passo indietro, rispetto alle sue posizioni iniziali. “Sulla proroga dello stato di emergenza aspettiamo i dati. Aspettiamo di confrontaci con sindaci e governatori prima della scadenza per capirne la necessità o meno. Io per il momento mi limito a ringraziare gli italiani, e sono assolutamente fiducioso e ottimista”. Dalle Regioni, però, il segnale è chiarissimo: “Dico sì alla fine dello stato di emergenza, ma in queste cose ciò che è determinante è il contesto dell’ultimo miglio. Uscire dallo stato di emergenza significa che anche psicologicamente si pensa che sia finita vediamo cosa succede da qui al 31 dicembre”, dice, infatti, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, lasciando trasparire tutti i dubbi su uno stop nella fase che vive il Paese.

Nessun dubbio, invece, per l’asse giallo-rosso. “Il M5S si rimette sempre alle valutazioni degli esperti, come ha sempre fatto, però è chiaro che rispetto a una curva epidemiologica e a una variante che appare molto contagiosa mi sembra necessario pervenire a una proroga dello stato d’emergenza”, sottolinea il leader pentastellato, Giuseppe Conte, che in mattinata ha avuto un lungo colloquio con Draghi, a Palazzo Chigi, durante il quale hanno parlato anche della situazione sanitaria. Va dritto anche l’alleato, Enrico Letta: “Credo sia maturo il momento nel quale il governo annunci la proroga dello stato di emergenza, è necessario e importante che avvenga il più rapidamente possibile”, ribadisce il concetto il segretario del Pd.

In questo scenario c’è anche un aspetto politico da non trascurare. Perché oltre alla legge di Bilancio, che va approvata entro il 31 dicembre, c’è sempre la partita del Colle da giocare. Ma Conte è categorico: “È assolutamente improprio proiettare l’ombra del Quirinale sulla decisione di prorogare o meno lo stato di emergenza”, dice a LaPresse. “È una decisione che va assunta in base a criteri oggettivi, sulle evidenze fornite dagli esperti del Cts e delle autorità sanitarie. Alcune letture che, invece, la collegano alla scelta del nuovo presidente della Repubblica sono completamente distorte e anche pericolose”, avverte il presidente del Movimento 5 Stelle. Intanto, il governo coglie l’attimo e nelle prossime ore potrebbe arrivare la decisione finale. Perché l’emergenza non è ancora finita.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.