L’Istituto per le malattie infettive in Sudafrica sta monitorando l’ondata di Omicron nel distretto di Pretoria. I dati suggeriscono che la quota di persone che sviluppano malattie gravi o muoiono è notevolmente inferiore rispetto alle precedenti ondate di coronavirus, sebbene i funzionari abbiano sottolineato che i risultati sono preliminari e la situazione potrebbe cambiare man mano che l’ondata si diffonde.

Più bassi in questa fase i tassi di mortalità in ospedale. Il 4% dei pazienti Covid ricoverati negli ultimi 25 giorni è morto, rispetto al 20% delle due ondate precedenti. Non sembra esserci correlazione tra il tasso di gravità della malattia o la morte con l’età. “Siamo solo all’inizio ma ci sono segnali positivi che ci indicano come la maggior parte dei pazienti ricoverati non siano gravi e molti di loro arrivano in ospedale per altri motivi medici e scoprono con i tamponi di essere positivi al coronavirus” ha detto Joe Phaahla, ministro della salute del Sudafrica.

Nel paragone fra Delta e Omicron la percentuale di ospedalizzazione dei positivi appare molto più bassa per quest’ultima ondata e ancora più bassa risulta la percentuale di ricoveri in terapia intensiva. Quello che emerge dai dati provenienti dal Gueteng, epicentro dell’epidemia di Omicron in Sudafrica, è che sebbene il tasso di ospedalizzazione sia inferiore rispetto a quanto visto con Delta, il numero di pazienti ricoverati per settimana è maggiore dal momento che il numero di persone suscettibili è molto più ampio a causa della estrema contagiosità di Omicron (valutata anche 500 volte più elevata rispetto al ceppo originale di Wuhan).

Se vaccinati si ha quindi minori probabilità di andare incontro a conseguenze serie, ma la rapida crescita dei positivi totali porta statisticamente a un maggior numero di ricoveri con serie conseguenze per il sistema sanitario. A preoccupare però è il numero di reinfezioni da Omicron segnalate nei giorni scorsi non solo in Sudafrica ma anche nel resto del mondo con eventi da superdiffusione.

Uno studio pubblicato la scorsa settimana che ha analizzato 35.670 reinfezioni tra quasi 2,8 milioni di test positivi effettuati fino alla fine di novembre in Sudafrica suggerisce che una precedente infezione da Covid-19 offre solo la metà della protezione contro la nuova variante. Questo è un segno che Omicron è in grado di sfuggire almeno ad alcune delle difese del sistema immunitario e indica che i vaccini Covid-19 potrebbero essere meno efficaci.

Altre indagini di laboratorio evidenziano come due dosi di vaccino non siano sufficienti a neutralizzare Omicron anche se sufficienti a scongiurare la malattia grave. La terza dose però moltiplicherebbe per 25 gli anticorpi contro la malattia. I dati sono però molto preliminari e ci si aspetta che nei prossimi giorni altri studi mostrino un quadro più lineare.

Un report che evidenzia la formidabile evasione della risposta immunitaria di Omicron, infine, che riguarda 7 pazienti tedeschi che erano stati in Sudafrica per lavoro o vacanza (27 anni l’età media, tutti vaccinati con vaccini a mRNA e dose di richiamo effettuata all’inizio di novembre) suggerisce che potrebbe non essere sufficiente.

Gianni Emili