“Nessuna data, nessuna citazione”. La protesta dello stilista Pietro Demita è estrema ma necessaria, a suo dire. Il titolare della Diamond Couture di Veglie, nel leccese, ha dato fuoco a nove abiti da sposa delle sua ultima collezione primavera-estate. Il suo gesto di protesta contro il governo e le disposizioni per la cosiddetta fase 2 è stato diffuso sui social e ripreso dalla trasmissione Agorà. Demita sostiene infatti che il comparto del wedding è stato ignorato dal governo, anche se circa l'”80% dei matrimoni sono stati annullati”.

 

“Ho dato fuoco alle mie creazioni, al frutto del mio talento – ha spiegato lo stilista in un video sui social – per dare un segnale forte di protesta nei confronti di uno Stato che ha ignorato il nostro mondo, quello del wedding. Nessuna data, nessuna citazione nelle ultime disposizioni governative riguardanti la Fase 2. Qualcuno dopo aver letto il mio post, mi ha accusato, ha detto che avrei potuto fare beneficenza, ma io beneficenza la faccio già, donando alcune mie creazioni alle Suore Benedettine per le ragazze che non possono permettersi un abito da sposa. Se li avessi donati invece di bruciarli, avrebbero detto che tanto posso permettermi di fare beneficenza. Così ho voluto lanciare un urlo di dolore per l’intero comparto”.

Un settore in ginocchio, quello del wedding, secondo quanto riportato da Assoeventi, associazione del settore di Confindustria. Sarebbero circa 17 mila i matrimoni annullati tra marzo e aprile. Altri 50 mila sono ancora in forse per maggio e giugno. Una perdita stimata in 26 miliardi secondo Assoeventi, con un calo dei ricavi dell’80-100%. Il business dei matrimonio, con tutto l’indotto, movimenta circa 40 miliardi di euro all’anno. Vietate intanto le celebrazioni in chiesa, c’è chi sceglie di sposarsi comunque in una forma privata, in comune, alla sola presenza del parroco e dei testimoni.

Antonio Lamorte