La studentessa si dimostra preparata durante l’interrogazione di tedesco ma la professoressa non si fida e invita la giovane, 15 anni, a proseguire la discussione con gli occhi coperti. “Si metta qualcosa per bendarli, così capiamo se ha davvero studiato”. E’ quanto accaduto giovedì 8 aprile, durante le lezioni di didattica a distanza, in una classe del Liceo Carlo Montanari di Verona. La povera malcapitata prende una sciarpa, si copre gli occhi e prosegue l’interrogazione tra lo stupore e l’indignazione dei compagni di classe.

C’è chi fa lo screen dal pc di casa e segnala l’accaduto ai rappresentati d’istituto e agli esponenti della Rete degli Studenti Medi di Verona rappresentata da Camilla Velotta. “Mi sono sentita a disagio, come se mi stessero accusando di imbrogliare” ha raccontato la giovane studentessa scatenando la reazione di tanti coetanei. “Come Rete degli Studenti Medi di Verona siamo sconvolti e amareggiati dalle decisioni repressive prese della professoressa, ma purtroppo non sorpresi. Non è la prima docente che, durante le lezioni in didattica a distanza, decide di instaurare un clima del tutto inadatto per la nostra crescita e formazione” commenta Velotta.

In realtà dopo oltre un anno di didattica a distanza episodi come quello accaduto la scorsa settimana nel liceo veronese si sono già verificati. Alla base di simili richieste ci sono i sospetti dei docenti sui trucchetti utilizzati dagli alunni nel corso di interrogazioni e verifiche scritte per aggirare l’occhio della telecamera utilizzata per il videocollegamento.  Anche un altro studente ha confermato alla Rete degli Studenti che un professore l’avrebbe obbligato, si legge in una messaggio whatsapp, “a tenere le mani davanti e unite come in preghiera” mentre un terzo parla di una interrogazione con “le mani sopra gli occhi” per evitare che lo studente leggesse dal vocabolario.

“Ma la DAD è già di per se uno strumento che allontana lo studente dalla scuola e dal resto della comunità studentesca, non può diventare un pretesto per azioni intimidatorie nei confronti di chi sta sostenendo una prova di valutazione” osservano gli studenti che chiedono provvedimenti per la prof protagonista dell’episodio. Il preside del Liceo, contattato dal Corriere Veneto, ha spiegato che sono in corso delle verifiche. “Se ci sono conferme agiremo di conseguenza” aggiunge.

L’Ufficio scolastico regionale del Veneto ha avviato accertamenti. Individuato l’istituto, la direttrice scolastica Carmela Palumbo ha contattato il dirigente che ha sentito i ragazzi e i docenti, per ricostruire l’accaduto ed eventualmente prendere provvedimenti. “In questo momento – ha detto all’Ansa- non possiamo esprimere giudizi su un episodio che pare un eccesso di zelo che ha portato a un comportamento discutibile, scaturito dalla difficoltà a gestire in dad la situazione delle verifiche”, ha concluso.

Una situazione simile si è registrata lo scorso ottobre a Scafati, in provincia di Salerno, dove una docente del liceo Renato Caccioppoli ha costretto gli alunni a bendarsi per non sbirciare gli appunti durante le lezioni a distanza.

 

Redazione