La metà dei decessi registrati in tutto il Sud Italia è avvenuta in Campania, con il numero più alto di vittime fra radiologi, tecnici di laboratorio, medici e infermieri. La Cgil lancia l’allarme: “L’analisi territoriale dell’Inail sugli infortuni e i decessi da Covid-19 desta preoccupazione per la Regione Campania”. Dai dati emerge che l’emergenza sanitaria ha inciso per il 70% dei casi denunciati nella sanità e nell’assistenza sociale. “E il dato che fa più riflettere – spiegano Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Campania, e Jamal Qaddorah, responsabile regionale Inca Cgil – è la percentuale dei decessi in ambito lavorativo, con la Campania che registra la metà dei decessi di tutto il Sud Italia”.

“La sicurezza e la salvaguardia della salute – hanno aggiunto – restano l’obiettivo prioritario, al netto di come sarà regolata la fase 2 con la rigida applicazione da parte di aziende e imprese dei protocolli di sicurezza diventati legge lo scorso 26 aprile”. Fino al 4 maggio scorso, all’Inail sono state segnalate 37.352 denunce di infortunio per Covid-19 e 129 con esito mortale (il 43% a marzo e il 57% ad aprile). La metà dei decessi registrati negli ultimi mesi ha riguardato il personale sanitario e socio-assistenziale. La categoria dei radiologi e dei tecnici di laboratorio è stata la più colpita (18,6 per cento dei casi), seguita da quella degli impiegati addetti alla segreteria e affari generali (13,6 per cento) da medici e operatori socio-sanitari con l’11,9 per cento dei casi. Molte le vittime da Covid anche fra gli operatori socio-assistenziali (6,8 per cento), gli specialisti nelle scienze della vita (6,8 per cento), il personale di sicurezza, custodia e vigilanza (3,4 per cento) e il personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (3,4 per cento). L’età media dei deceduti è 59 anni e nove su dieci erano uomini.

Dopo quello sanitario, il più alto numero di vittime da coronavirus si è avuto nei settori della pubblica amministrazione e delle attività manufatturiere. Sono morti di Covid impiegati pubblici (11,1 per cento dei casi) e i dipendenti dell’industria alimentare, di quella farmaceutica e chimica, e della stampa che hanno continuato regolarmente a lavorare durante i mesi di lockdown (9,7 per cento dei decessi). L’analisi territoriale ha evidenziato inoltre una distribuzione dei decessi per il 94 per cento nel campo dell’industria e dei servizi, il 3,9 per cento in quello della gestione Conto Stato, mentre il 2,3 per cento è ripartito tra agricoltura e navigazione.

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Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).