Calano i contagi da Coronavirus, il che dà la possibilità di programmare la sanità pubblica e privata del dopo-pandemia: è un atto dovuto per non trovarci impreparati per la seconda volta. Il nodo da sciogliere è quello l’assistenza sul territorio, garantita in Regione da 72 distretti pubblici. È un osso duro sul quale governatori, commissari straordinari e direttori generali hanno sempre evitato di mettere alla prova la propria dentatura. Enrico Coscioni, direttore di una divisione di cardiochirurgia a Salerno, da consulente per la sanità del governatore Vincenzo De Luca è pronto alla battaglia: “Dobbiamo investire molto sui distretti”. Impegnato in mille riunioni lo specialista dopo un bell’avvio scende alla stazione sbagliata.

Mette da parte l’organizzazione dei 72 distretti presentando l’assistenza domiciliare integrata da affidare a specialisti ambulatoriali. Non dimentica, però, gli ospedali che elimineranno gli ambulatori aperti agli esterni. “Saranno chiusi e trasferiti nei distretti – annuncia Coscioni – perché in ospedale potrà andare in ambulatorio chi è stato operato di protesi d’ anca o di ginocchio, persone alle quali è stato applicato uno stent cardiaco, un paziente che dopo un intervento deve essere visitato dallo specialista che l’ha operato. Per le visite specialistiche i cittadini dovranno rivolgersi ai distretti”. Proposta da condividere perché consentirebbe agli ospedali di trattare casi urgenti e di lavorare sull’attività medica e chirurgica programmata. Ma torniamo ai 72 distretti strutture cardine dell’organizzazione territoriale alle quali fanno riferimento i medici e i pediatri di medicina generale e gli specialisti ambulatoriali.

La vecchia storia del medico di medicina generale che onora la settimana corta costringendo nel fine settimana i propri assistiti a chiedere aiuto all’ospedale si può considerare conclusa con le Aft (Associazioni di funzionalità territoriali) che prevedono poliambulatori di medici di medicina generale attivi tutti i giorni feriali dalle 8 alle 20, strutture dove il medico del poliambulatorio è in contatto telematico con il distretto. Ma il distretto – ufficialmente per carenza di personale – il sabato e la domenica chiude il portone. E “buona salute” a tutti. “Le Aft sono partite, in settimana abbiamo firmato con le organizzazioni sindacali – informa Coscioni – un nuovo accordo integrativo regionale”. La prevenzione limitata a un numero ristretto di patologie ha dato la possibilità di aprire anche il sabato per 2-3 ore i distretti anche durante il periodo delle vaccinazioni.

Miracolo sanitario? No, perché quest’attivismo ha una sua storia: nel 2020 – prima dell’emergenza Covid – era programmata una modifica dei vecchi Lea (Livelli essenziali di assistenza) con l’attivazione di una nuova griglia di prestazioni che, secondo le previsioni del Ministero della Salute, avrebbe rispedito nei bassifondi la Campania per i ritardi nella prevenzione e per la lunghezza delle liste d’attesa. Annullato il commissariamento per la Campania, con l’arrivo del ministro Speranza, l’applicazione dei nuovi Lea è stata rinviata al 2021.

“Pensiamo alle persone deboli, ai pazienti fragili, agli anziani ai quali garantire l’assistenza domiciliare integrata con nuove funzioni. Pensiamo al neurologo, al cardiologo e ad altri specialisti ambulatoriali che potranno effettuare visite domiciliari, è un argomento che affronteremo la settimana prossima”, spiega Coscioni. L’organizzazione spesso precaria dei distretti, chiusi nottetempo e non attivi il sabato e la domenica, sembrano per la Regione un problema organizzativo marginale come se i cittadini avessero bisogno di tac, analisi, visite specialistiche, radiografie solo dal lunedì al venerdì.

“Resta tutto come prima, l’organizzazione non cambia per i distretti: non capisco – si stupisce Coscioni – l’utilità di farli lavorare il sabato e la domenica. Con gli specialisti ambulatoriali risolviamo il problema delle visite domiciliari agli anziani. I distretti non sono deputati all’urgenza”. Verissimo. Ma i malanni non seguono il calendario settimanale. Se fosse così, Regione e Asl potrebbero bloccare il sabato anche vaccinazioni e prevenzione nei distretti.