Accolti spesso con insulti e aggressioni, gli uomini del 118 durante la pandemia sono saliti sul carro degli “eroi”. Gloria meritata per autisti e infermieri che, immaginando di essersi sistemati lavorando sui mezzi di soccorso, si sono ritrovati in prima linea nell’emergenza correndo avanti e indietro con tamponi e pazienti infetti. Festeggia venti anni ad agosto il 118 – centrale unica di trasporto infermi inaugurata dall’ex assessore alla Sanità Teresa Armato – età che comincia a pesare. Dalle diverse linee telefoniche che nel 2000 mettevano i cittadini in contatto con le diverse centrali del trasporto infermi si arrivò al numero unico, appunto il 118. Siamo stati vittime di venti anni di disservizio telefonico: la rete dirotta le chiamate che partono dai cellulari da Sorrento, Giugliano, Aversa, Lago Patria o da altri comuni direttamente all’Ospedale del Mare di Ponticelli.

La risposta non è sempre rapida e, una volta in linea, l’operatore avverte: aspetti, la metto in contatto con la sua centrale. È un sistema obsoleto, traballante come il 118 che garantisce gratuitamente il soccorso in Campania, ma con costi altissimi per la Regione. Centinaia di ambulanze private trasportano in ospedale o riaccompagnano a casa pazienti fragili dopo un ricovero: lavorano come taxi free, senza ricevute e senza un tariffario di cui dovrebbe farsi carico la Regione. Sirene e lampeggianti azzurri ci avvertono di giorno e di notte del passaggio delle ambulanze del 118 che trasportano malati. Un lavoro da milioni e milioni di euro pagati dalla Regione per un servizio garantito quasi totalmente in convenzione da privati.

“Dovremmo imitare la Sicilia che ha un 118 pubblico o creare l’Agenzia regionale emergenze – spiega Pierino Di Silverio, vicepresidente regionale dell’Anaao Assomed – come hanno già fatto Lazio e Lombardia. Le convenzioni non mi convincono, chi lavora in emergenza è un lavoratore istituzionale chiamato a impegni rischiosi e duri che non possono essere affrontati da volontari. Negli anni ’80 ci fu la regolarizzazione dei dipendenti delle Croci, la Regione dovrebbe lavorare per rendere il 118 un servizio pubblico garantito con uomini e mezzi delle aziende sanitarie”. Progetto riorganizzativo realizzabile con ambulanze delle Asl (da noleggiare o da acquistare) e inserendo nel mondo della sanità pubblica 3.500 – 4mila lavoratori per rendere uniforme e trasparente il lavoro del 118.

Trasferita dal Cardarelli all’ospedale del Mare, la centrale operativa dell’Asl Napoli 1 è guidata da Giuseppe Galano che coordina gli spostamenti dei mezzi di soccorso in 22 postazioni e i trasporti dell’eliambulanza. Per chi vive sulle isole la Campania ha tre idroambulanze: la prima è dell’Asl Napoli 1 per Capri, altre due dell’Asl Napoli 2 Nord per le isole di Procida e Ischia. Motovedette trasformate in ospedale che il personale delle Capitanerie ha governato nei vari trasferimenti di pazienti. Ma la Marina Militare ha comunicato che da luglio non sarà in grado di gestire ancora il servizio. Allarme rosso.

Sono seguite riunioni e controriunioni in Regione concluse con un’accorata richiesta alla Marina di non bloccare tutto almeno fino ad ottobre. Si vedrà. Dopo insulti e aggressioni, intanto, gli uomini del 118 sono oggi tra gli eroi: con i cittadini in quarantena e le strade libere le ambulanze corrono veloci, come a Montecarlo. In tempi normali le contestazioni nascono per il tempo perso aspettando la risposta telefonica o per il ritardo dell’ambulanza che raggiunge il malato superando spesso i 15 minuti di media nazionale previsti per i codici rossi. Attese provocate dal traffico. Un aiuto potrebbe arrivare utilizzando le motoambulanze già acquistate in passato (ma poco utilizzate) dall’Asl cittadina e dalla Napoli 2. Con le Universiadi sono ricomparse probabilmente delle moto ambulanze nuove di zecca. Ma con un flop sono sparite.

Le Asl Napoli 2 e Napoli 3 lavorano quasi esclusivamente con mezzi di soccorso privati. “Su 25 ambulanze che in estate dovrebbero aumentare di due unità – spiega il coordinatore della Napoli 2 Nord, Roberto Buonanno – solo due mezzi di soccorso sono dell’azienda sanitaria; gli altri sono di proprietà di associazioni e uno appartiene a un’associazione temporanea di scopo costituita a sua volta da quattro diverse associazioni”. Stessa organizzazione nella Napoli 3 Sud. “L’azienda sanitaria ha solo due ambulanze sulle 23 utilizzate nelle diverse postazioni – chiarisce il coordinatore del 118, Salvatore Criscuolo – A queste ne abbiamo aggiunte provvisoriamente altre due, la prima per la consegna dei tamponi, la seconda per il trasporto in ospedale dei pazienti positivi o con sospetto Covid”. Un 118 pubblico o in convenzione? La risposta alla Regione.