Molte incomprensibili sigle (Uccp, Aft, Adp, Adi, Ado, Usca) rendono varia l’assistenza territoriale che in Campania resta incompiuta. Dopo un’amara lettera al governatore con la quale criticava la carenza di presidi individuali, il Sumai viene convocato in Regione per mettere a punto con Enrico Coscioni – consulente dl governatore Vincenzo De Luca per la sanità – la squadra di specialisti da impiegare sul territorio.

“Abbiamo sempre garantito la nostra disponibilità – ricorda Gabriele Peperoni, già presidente dell’Ordine dei medici di Napoli e vicepresidente nazionale del Sumai – ma continuiamo ad aspettare dalla Regione le protezioni individuali per entrare in casa di un paziente. Possiamo fare un triage telefonico ma senza quegli strumenti, con la pandemia in corso, dobbiamo fermarci. Vogliamo anche collaborare con le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) per evitare inutili ospedalizzazioni: la Regione deve metterci in condizione di lavorare tranquillamente sapendo che dopo 2-3 ore un camice va cambiato”.

Dopo l’accordo con i medici di medicina generale, sono in lista d’attesa gli specialisti ambulatoriali. “Abbiamo circa 2.500 iscritti – ricorda Gabriele Peperoni – e molti nostri associati lavorano anche in ospedale per chiudere i turni di lavoro. In verità vorremmo limitare al massimo la presenza di specialisti in ospedale: ne abbiamo oltre un centinaio nel Policlinico federiciano, circa centotrenta negli ospedali dell’Asl Napoli 1”. Contratti e stipendi distinti e separati da quelli degli ospedalieri e qualche privilegio (una sorta di libertà per l’organizzazione delle ferie) che provoca gelosie.

“Per l’assistenza territoriale vogliamo affiancarci agli altri colleghi, ma in Campania c’è una forte lacuna – spiega Peperoni – perché gli specialisti ambulatoriali non sono autorizzati a prescrivere e mandano l’assistito dal medico di medicina generale. Per un distretto sarebbe utile lavorare nel fine settimana per tac, ecografie, visite specialistiche. Non è solo un problema di medici, ma di misure tecniche che non vedo da anni. Prendiamo esempio dalla Toscana dove il paziente è al centro del sistema”. Incontro in settimana con la Regione per parlare di lavoro e di soldi. Ma anche delle Uccp (Unità complesse di cure primarie) che fanno ancora parte del mondo dei sogni. “Una dovrebbe essere operativa nell’ex ospedale San Gennaro che invece ha solo un poliambulatorio; un’Uccp era prevista negli Incurabili pericolante da mesi. Un’ Uccp dovrebbe avere l’endocrinologo, il geriatra, il neurologo, l’oculista e tanti altri specialisti. Presenze che a me non risultano”.