Combattevano contro un nemico sconosciuto o i governanti nazionali e regionali si sono “distratti”quando si dovevano riempire i magazzini di mascherine, visiere, tute e di tutto quello che poteva servire per affrontare il Coronavirus? Capiamoli. Silvestro Scotti, presidente dell’Ordine dei medici di Napoli e segretario nazionale del sindacato dei medici di famiglia Fimmg, non fa sconti a nessuno: “Purtroppo la storia dei presidi che mancano non è finita. Continua con guanti in lattice che non si trovano da nessuna parte e chi è in grado di procurarli chiede prezzi impossibili. Un argomento così importante dovrebbe essere gestito dalla Scienza, invece riceviamo indicazioni che cambiano in continuazione e creano problemi. Prima si dovevano indossare i guanti, oggi non servono più perché basta lavarsi spesso le mani e usare gel disinfettanti.

I costi sono alle stelle, si parla anche di 12-16 euro per una scatola di guanti e in questo filone dei presìdi si sono inseriti personaggi politici come la Pivetti”. È sempre in prima linea Scotti, pronto a far sentire il suo vocione in difesa di medici e infermieri mandati allo sbaraglio durante la pandemia: “Siamo a oltre duecento morti tra il personale sanitario e gli errori fatti sulla carenza di dispositivi di sicurezza sono senza giustificazione”. A fine gennaio governo e regioni avevano tempo e possibilità di organizzare le scorte perché l’emergenza Coronavirus era ancora lontana dall’Italia. “Chi ci governa – continua Scotti – sapeva che non avevamo una produzione propria di quei dispositivi e, se uno Stato dichiara l’emergenza sanitaria, deve organizzare un’emergenza strategica. Altrimenti è follia. Se sai da dicembre che un nuovo virus può arrivare in Italia, prima di chiudere i voli dalla Cina organizzati per far arrivare dall’Oriente tutti i prodotti di cui puoi avere bisogno”.

Siamo partiti a livello nazionale con un budget di cinque milioni di euro decidendo di affidare la gestione dell’emergenza sanitaria alla Protezione Civile. Scelta che Silvestro Scotti critica: “L’articolo 81 della Costituzione prevede che per disastri idrogeologici ed emergenze sanitarie si programmi un finanziamento. Noi abbiamo avuto disastri idrogeologici: la Protezione Civile ha autocarri, tende, ospedali da campo e mascherine e ne ha fornite 70mila alle forze dell’ordine ma non ai medici. Governo e Regioni se ne sono infischiati del personale sanitario. Quando eravamo in piena emergenza sono arrivati a dire: vi servono le mascherine? Compratevele. Procuratevi sul mercato i mezzi di protezione individuale. E partendo da questo presupposto è partita un’operazione sbagliata perché ‘ospedalicentrica’ e ‘strutturicentrica’ che ha completamente ignorato il Territorio”. Avvocati, docenti universitari, ingegneri sono oggi nelle sale comando della sanità e nelle task force.

Silvestro Scotti è rimasto fuori, come tanti protagonisti della nostra sanità: “Poi ci si chiede com’è possibile che per avere un tampone si debba attendere fino a 15 giorni e altri ancora per sapere se si è positivi o negativi. Hanno inserito nelle task force i manager degli ospedali, il personale della Protezione Civile mentre sarebbe stata più efficace un’alleanza tra medici e farmacisti e il coinvolgimento, in prima battuta, anche della sanità convenzionata”. Un virus nuovo, la gestione della pandemia affidata a chi cura disastri idrogeologici, hanno fatto dimenticare che la prevenzione prevede per milioni di cittadini presìdi di protezione personale.

“Ci sono colpe di alcuni specialisti che hanno dato indicazioni sbagliate – ammette Scotti – ma le linee di comportamento in una pandemia sanitaria così grave e importante devono essere dettate dalla scienza e non dalla politica. Calano i contagi e i decessi, ma si teme un ritorno del Coronavirus. Sul futuro non vedo luce, dobbiamo augurarci che l’aggressività del virus si riduca col caldo e sperare di essere fortunati. Intanto sento parlare di app, della tecnologia al posto del medico in prima linea. No, per carità di Dio, adesso non esageriamo”.