I dieci anni di commissariamento hanno svuotato gli ospedali, come ha più volte ricordato il governatore Vincenzo De Luca, per il lungo blocco del turn-over. L’emergenza da Coronavirus che rapidamente si è trasformata in una terribile pandemia ha confermato i grandi buchi. E ci mette di fronte a una programmazione impostata male dalla Regione e dalle singole aziende sanitarie e portata avanti in maniera ancora improvvisata. “Quasi tutti i direttori generali sono stati nominati ad agosto – chiarisce Antonio De Falco, segretario regionale della Cimo – e ognuno di loro ha presentato alla Regione l’elenco del fabbisogno di personale. Pochi, pochissimi manager nel compilare la lista indicano le qualifiche dei medici di cui hanno bisogno. Questi elenchi vengono trasmessi anche alle organizzazioni sindacali e da lì scopriamo che il manager Tizio in tre anni dovrà assumere 200 medici mentre Caio per la sua azienda ospedaliera ne prevede altri 150. Che qualifica hanno, quali sono le loro specializzazioni?”

I fabbisogni sono la strada, anzi l’autostrada sulla quale deve intervenire con la sua programmazione l’ente politico. Ossia il governatore con i suoi delegati. C’è in prima linea il neurochirurgo Enrico Coscioni che rappresenta l’occhio e l’orecchio del presidente della giunta regionale: ascolta i direttori generali, è in costante contatto il direttore generale della Soresa, il salernitano Corrado Cuccurullo, e con Nino Postiglione, direttore generale della Tutela della salute e del Coordinamento del servizio sanitario nazionale. I fabbisogni arrivano sulle loro scrivanie e sarebbe opportuno che, dovendo programmare gli interventi da effettuare e gli spazi da riempire, ognuno di loro rispedisse al mittente le liste del personale necessario chiedendo di completarla indicando le discipline mediche di cui c’è carenza e le relative specializzazioni. Problema che si risolverebbe semplicemente allegando alla delibera del fabbisogno triennale le specializzazioni di cui c’è carenza.

Il Covid ha confermato che la coperta è corta, anzi cortissima in Campania e che la maggior parte delle posizioni apicali (i direttori di unità operative) sono affidate a primari a termine, i cosiddetti “facente funzione”. Prendiamo il 118 cittadino affidato alla gestione di un anestesista–sindacalista promosso in quel ruolo da Rocco Granata, ex manager del Cardarelli. Galano fa parte della task force, gestisce le ambulanze e l’esecuzione dei tamponi, ma il suo importante incarico è da anni in attesa di sistemazione perché è uno dei tanti “facente funzione”. “Abbiamo scoperto in questi mesi che c’è un’incredibile carenza di colleghi specializzati in malattie infettive – avverte Lino Pietropaolo, segretario provinciale della Cisl medici – perché ogni anno in Italia solo sessanta colleghi concludono questa specializzazione. I buchi sono tanti, c’è quello storico degli anestesisti assunti in un’azienda ospedaliera ma che, proprio per la carenza di rianimatori, coprono i turni anche in altre strutture. Mancano i colleghi del Meu, cioè colleghi che lavorano in pronto soccorso per urgenze e accettazione dei pazienti”.

Gaetano Manfredi, ex rettore dell’ateneo Federico II, è oggi ministro dell’Università e in autunno dovrebbe occuparsi delle carenze di specialisti in medicina. “Il ministro dell’Università, in collaborazione con quello della Salute, dovrebbe affrontare il problema che è sostanzialmente economico: per ogni laureato che chiede l’iscrizione a una scuola di specializzazione il governo garantisce un finanziamento che assicura lo stipendio allo specializzando. Le facoltà di medicina devono a loro volta confermare la disponibilità di insegnamento dei propri docenti”. Ermanno Russo, vicepresidente del Consiglio regionale, chiama in causa proprio la Regione.

“La pandemia ha confermato che mancano molti specialisti, in particolare quelli in anestesiologia e rianimazione. Problema importante che la politica regionale non può sottovalutare: sarebbe opportuno concordare con i ministeri il finanziamento di posti ‘suppletivi’ nelle scuole di anestesiologia e rianimazione facendosi carico degli stipendi da pagare ai nuovi iscritti”, propone il consigliere campano. Valutazione che merita una visione accorta sul funzionamento della Regione nei prossimi anni: i diversi contributi a bande di paese, feste di piazza, singolari cooperative potrebbero essere messi in discussione per una superiore emergenza sanitaria. Occorrono ospedali operativi al cento per cento per garantire un’assistenza efficiente e finalmente organizzata.