Il mondo del calcio al centro di un terremoto. La più volte evocata Superlega sarebbe pronta a nascere, sancendo così la scissione del calcio europeo tra le ‘big’, i super team con alle spalle presidenti ‘Paperoni’, e tutte le altre.

L’indiscrezioni uscita oggi sul New York Times conferma che almeno 12 squadre avrebbero già aderito al formato portato avanti dal Real Madrid di Florentino Perez e dall’imprenditore ucraino (di cittadinanza inglese e americana) Leonard Blavatnik, numero uno di Dazn, che ha però smentito il coinvolgimento nella Superlega.

Tra i club che hanno aderito vi sarebbe dunque sei squadre della Premier League inglese (Manchester United, Liverpool, Manchester City, Arsenal, Chelsea e Tottenham), tre della Spagna (Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid) e tre dall’Italia (Juventus, Milan e Inter). A vuoto per ora sarebbero andati invece i tentativi di convincere il Paris Saint German e le tedesche Bayern Monaco e Borussia Dortmund.

Rumors che non a caso sono usciti oggi, alla vigilia del Comitato Esecutivo della Uefa che dovrà varare la riforma della Champions League a partire dal 2024, competizione allargata a cui parteciperanno 36 squadre.

Ma contro il progetto della Superlega, come era lecito aspettarsi, si schiera la Uefa, che minaccia cause per un valore di 50 miliardi di euro contro i club che proveranno a creare il nuovo formato. “Considereremo tutte le misure disponibili a livello giudiziario e sportivo per impedire che ciò avvenga. Il calcio si fonda su competizioni aperte e meriti sportivi, non può essere altrimenti”, si legge infatti nella durissima nota dell’organismo guidato da Aleksander Čeferin.

La Uefa, in accordo con le federazioni nazionali, ha anche precisato che le 12 squadre coinvolte nella nuova Superlega (Inter, Juve e Milan per l’Italia) saranno sospese da ogni competizione se daranno il via al loro progetto. “Come annunciato in precedenza dalla Fifa e dalle sei Federazioni, ai club interessati sarà vietato giocare in qualsiasi altra competizione a livello nazionale, europeo o mondiale, e ai loro giocatori potrebbe essere negata l’opportunità di rappresentare le loro squadre nazionali”, si legge in una nota.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia