Ho letto l’articolo del professor Guzzetta sul vostro autorevole giornale a cui sono affezionato sin dai tempi di Emanuele Macaluso. Ritengo che questa volta il professor Guzzetta, professionista che stimo, abbia sbagliato o forse aveva informazioni incomplete. Nel Lazio i laboratori privati possono eseguire i test molecolari per la ricerca del SarS CoV-2 purché siano rispettati i requisiti di qualità e le tariffe al cittadino. Proprio per questo è stata fatta una manifestazione d’interesse alla quale hanno partecipato circa 30 laboratori e di questi una decina hanno dichiarato di essere in grado di operare secondo i criteri che sono esclusivamente legati alla tutela della salute pubblica.

A questa decina di laboratori è stato chiesto di effettuare il proficiency test presso il laboratorio di virologia dell’Istituto Nazionale di Malattie Infettive, Lazzaro Spallanzani di Roma che è il laboratorio di riferimento regionale per la diagnosi del SarS CoV-2. Cinque laboratori, al momento, hanno avuto esito soddisfacente e sono stati pertanto validati consentendo di effettuare i test molecolari. Recenti casi che hanno riguardato anche ambiti calcistici mettono in luce come in materia di salute pubblica bisogna avere la garanzia che i soggetti privati che si propongono per effettuare dei test siano qualitativamente in grado di soddisfare a pieno la richiesta e si impegnino ad erogare la prestazione a un prezzo calmierato. Ricordo al professor Guzzetta che la Regione Lazio è la prima Regione italiana per rapporto tra casi testati e popolazione raggiungendo a oggi il totale di 1.357.006 casi testati di cui oltre i 2/3 derivano da attività di screening.

Su questo oggi il Lazio ha la più vasta rete di drive-in dove i cittadini possono su prenotazione (anche attraverso App) recarsi a effettuare gratuitamente il test. Oggi chi vorrà farlo privatamente alla tariffa di 60 euro può farlo salvo che i laboratori siano validati dall’Istituto Nazionale di Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani che è il capofila della rete di laboratori Coronet e la cui indiscussa qualità è stata riconosciuta anche da una sentenza del Consiglio di Stato. Il laboratorio di virologia dell’Istituto Spallanzani come noto è quello che ha per primo isolato il virus in Italia e in Europa. Il patto con i cittadini non solo è presente, ma è tutelato per garantire la qualità e evitare che ci siano elementi distorsivi o opportunistici.

Su questo argomento peraltro la Regione Lazio ha definito per i test antigenici ovvero i cosiddetti tamponi rapidi un accordo con tutte le associazioni imprenditoriali, Aiop, Anisap, Unindustria e Federlazio per garantire i test antigenici alla tariffa di 22 euro, purtroppo in alcune circostanze, indicate dai cittadini, alcuni operatori hanno pensato bene di triplicare la tariffa a discapito degli utenti e questo è stato segnalato alle autorità competenti poiché nessuno può permettersi in un momento di pandemia di speculare. Da ultimo abbiamo sottoscritto un accordo anche con la rete delle farmacie per l’esecuzione dei tamponi rapidi e dei test sierologici sempre a tariffe calmierate e garantendo la qualità, tutto questo a dimostrazione della volontà di allargare l’attività di testing. Ringrazio dell’attenzione e invio cordiali saluti.

Alessio D’Amato

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Sulla questione dei tamponi molecolari eseguiti dai privati, l’assessore Amato mi onora di una risposta suggerendo che io “abbia sbagliato o forse avevo informazioni incomplete”, chiosando che lo stato etico non c’entra nulla e ciò che conta per la Regione sono solo la “qualità e le tariffe”. Dunque affermare che nessun laboratorio privato alla data dell’11 novembre fosse abilitato dalla Regione ad eseguire tamponi molecolari sarebbe “sbagliato”. E la prova di questo mio errore starebbe nella circostanza che “cinque laboratori, al momento, hanno avuto esito soddisfacente e sono stati pertanto validati consentendo di effettuare i test molecolari”.

Trattandosi della tutela della salute sarei sinceramente felice. Ma il gerundio, caro Assessore, è una brutta bestia. Le grammatiche lo definiscono un modo indefinito, perché non chiarisce esattamente il tempo a cui si riferisce. E infatti quel “consentendo” potrebbe indurre a far credere che effettivamente, avendo la validazione avuto esito positivo, ci siano oggi dei laboratori privati, abilitati dalla Regione, cui il cittadino si possa già rivolgere per poter effettuare privatamente il tampone molecolare. Anzi si potesse già rivolgere quando il mio articolo fu scritto. Sarebbe stato utile che ce li indicasse questi 5 laboratori. Attendiamo che lo faccia, ma per il momento Lei non lo ha fatto. Quello che a me risulta, invece, è che, seppure le validazioni scientifiche sarebbero avvenute (lo afferma Lei), l’abilitazione amministrativa da parte della Regione alla data dell’11 novembre non c’era. Cioè, per essere chiari, nessun laboratorio privato ha avuto fino a oggi (ieri ndr.), mentre scrivo, il “consenso” regionale a svolgere i tamponi molecolari.

Dunque non solo non mi sono sbagliato, ma Lei ha dato un’informazione che nel gergo della comunicazione si chiama “misinformation” inducendo il lettore a credere che a) lo stimato professor Guzzetta (grazie per l’attestazione) si è sbagliato nell’affermare che nessun laboratorio privato fosse abilitato dalla Regione fare tamponi molecolari; b) che, compiuta la “validazione” scientifica effettivamente sia già stato “consentito” a tali laboratori privati di operare liberamente. Ma “consentendo” (gerundio), non è “consentito” (participio “passato”). Perfido gerundio!  La cosa grave non è solo che il massimo responsabile della sanità nel Lazio dia un’informazione misleading (che induce una convinzione errata), ma il fatto che, quand’anche essa fosse vera, ciò che non è, Egli non colga la drammaticità della circostanza che ci sia voluta una lunga battaglia legale e una sentenza del giudice amministrativo per avviare (senza ancora concludere) un processo che avrebbe dovuto essere spontaneamente promosso e già ampiamente realizzato da settimane, se non da mesi, da parte della Regione. Che invece ad esso si è opposta amministrativamente e giudizialmente.

Per cui non solo non è affatto sbagliata l’affermazione che non ci siano laboratori nel Lazio abilitati ad effettuare il tampone molecolare, ma è sinceramente inquietante quanto emerge dalla sua risposta. Che, cioè, malgrado, come Lei afferma, sia stata superata anche la validazione scientifica, la burocrazia regionale non abbia ancora consentito ciò che avrebbe dovuto consentire da tempo. Il tutto a quasi venti giorni da una sentenza del Tar. E Lei sa molto meglio di me quanto contino venti giorni, nel picco di questa seconda ondata. C’è un ultimo aspetto. E che Lei non lo colga mi conferma che l’approccio paternalistico da stato etico è talmente radicato da averne fatto perdere persino la percezione. Lo dimostra il moralistico, me lo consenta, riferimento all’idea che spetti alla Regione un dovere di controllare, mediante tariffe, l’andamento di questi prezzi sul libero mercato.

Ragionamento che potrebbe avere un senso in regime di monopolio o oligopolio nello scambio di beni essenziali per l’interesse pubblico (art. 41 e 43 Costituzione), ma che è invece atto di paternalismo di Stato (o di Regione) allorché, come Lei stesso afferma, l’accesso ai tamponi è comunque garantito dal servizio pubblico regionale (e da quanto Lei dice sembrerebbe in modo efficientissimo). I tamponi molecolari dei laboratori privati, infatti, come ha ribadito il Tar, si eseguono senza oneri per lo Stato. Le speculazioni sono senz’altro da combattere, quando recano un danno all’interesse pubblico. Ma quando, in un mercato libero, il privato cittadino, pur avendo alternative, vuol compiere delle scelte magari anche irrazionali, perché mai ci dovrebbe essere lo Stato badante che glielo impedisce? Anche perché magari così irrazionali non sono, quelle scelte.

E qui sta il succo della questione del paternalismo. Ma cosa ne sa la Regione delle valutazione privata di costi e benefici nelle scelte singoli? Se io debbo aspettare tre, quattro o sette giorni il risultato di un tampone molecolare regionale, tenendo nel frattempo chiuso il mio negozio o il mio studio a gestione individuale, potrei avere un interesse molto razionale a spendere anche assai più di 60 euro, se questo mi evita una perdita economica maggiore rinunziando a lavorare. È proprio questa l’alternativa alla cultura del paternalismo: la fiducia nella capacità del cittadino di compiere razionalmente le proprie scelte, soprattutto, ripeto, in presenza di alternative giustamente e doverosamente offerte dal pubblico. A me pare, caro Assessore, che avessi proprio ragione su tutto e che non sia io quello che ha sbagliato o ha avuto informazioni incomplete. Secondo Lei, chi potrebbe essere ad aver “sbagliato”? E che conseguenze dovrebbe trarne?

Giovanni Guzzetta