In Israele hanno già iniziato a inoculare la terza dose di vaccino per gli ultra 60enni, la Germania l’ha programmata da settembre. E l’Italia? Cosa succederà ora che sono passati diversi mesi dalle prime vaccinazioni? La proposta a ricominciare è arrivata sul tavolo del Ministero della Salute: “il giro” potrebbe ricominciare già in autunno. Ma è ancora aperto il dibattito tra gli scienziati delle diverse nazioni.

Fabrizio Pregliasco, virologo della Statale di Milano, è convinto che la terza dose serva, soprattutto a operatori sanitari e fragili che hanno iniziato a dicembre la vaccinazione con Pfizer. “Il virus ci farà compagnia ancora per un po’ di tempo, e l’immunità di gregge non si raggiungerà facilmente”, ha detto a Repubblica.

Per il virologo è però importante che prima di iniziare con la terza dose sia prima finito il ciclo vaccinale della prima e seconda. “Prima è necessario terminare il primo giro di vaccinazioni, perché l’obiettivo è quello di offrire una protezione a tutti; poi, in base all’andamento epidemiologico, si vedrà come procedere, soprattutto per le persone fragili”, sottolinea Pregliasco.

E prende a esempio Israele, dove nonostante abbiano ripreso il terzo giro di vaccinazioni il virus sta nuovamente riprendendo piede. “Uno studio condotto da quel Paese prevede che, con la variante Delta in espansione, l’efficacia del vaccino, intesa come protezione dell’infezione, si abbassi notevolmente: dal 95 al 39% – prosegue il virologo – . Credo che noi ci ritroveremo in una situazione come quella dei Paesi che hanno adottato prima di noi una politica di riapertura. Ora siamo in una ‘luna di miele’, ma solo perché abbiamo aperto dopo. Bisogna capire che il vaccino è uno schermo importante, che dimostra efficacia soprattutto nelle forme più gravi, però non protegge al 100%. L’Istituto superiore di sanità ha pubblicato una ricerca che evidenzia come i morti da febbraio a oggi siano, nel 99% dei casi, persone non vaccinate o solo parzialmente. Questo è un dato importante perché arriva da real life, non solo da studi clinici”.

Assodato che per gli esperti la terza dose di vaccino serva, è importante capire quando farla. “Non abbiamo dati certi al riguardo – spiega Pregliasco – . Alcuni studi, sulla base di parametri di laboratorio, avanzano la tesi che le due dosi di vaccino proteggano per 9-12 mesi, ma si tratta di una schermatura che si deteriora progressivamente. Il picco di anticorpi si rileva a 14 giorni dalla seconda dose, poi le difese scendono progressivamente. Quindi, ragionevolmente, sarebbe opportuno pensare ad una terza dose a 5 mesi dal richiamo. E, almeno in un primo momento, non prevederla per tutti, ma solo per i pazienti più fragili. In seguito si potrebbe valutare se sarà necessario adottare un approccio universale”.

In attesa di decidere l’Ema rimane cauta. “Al momento non ci sono dati sufficienti per indicare che sia necessario un richiamo – ha detto Emer Cooke, direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco – Prima bisogna confrontare l’immunità guariti-vaccinati”. L’Agenzia continua a monitorare costantemente la situazione e poi deciderà. “Per alcune popolazioni – conclude Cooke – si potrebbe iniziare a vedere la necessità, il che non significa che ce ne sia bisogno universalmente in tutta la popolazione”.

Secondo Pregliasco “la terza dose è solo l’inizio di una prassi che proseguirà”. “Il virus ci farà compagnia ancora per un po’ di tempo – assicura – E nel contempo l’immunità di gregge non sarà raggiunta facilmente. Abbiamo una fotografia statica di chi è protetto contro il virus: in realtà dobbiamo considerare che c’è chi si è vaccinato a dicembre e chi ieri. Inoltre il vaccino non raggiunge tutti. Quindi, in pratica, non possiamo sperare in una immunità di gregge. Il Covid rimarrà con noi, penso, ancora per due o tre anni. E comunque, anche allora, non dovremo aspettarci una dichiarazione di fine emergenza, uno spegnimento del virus. Semmai un andamento endemico, anche alla luce della percezione del pericolo che ne ha la gente. Faccio un esempio: ancora oggi si infettano 10 persone al giorno a causa dell’Hiv, ma la gente non lo percepisce. Eppure il pericolo c’è. Così avviene anche per il Covid: continuerà a muoversi tra noi, e il fatto che le persone ne sottovalutino la presenza non può che agevolare l’iestendersi dell’infezione”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.