No alla terza dose di vaccino anti-Covid, almeno con i dati scientifici a disposizione oggi, per i cittadini americani di età superiore ai 16 anni. È quanto suggerito dal panel di consulenti della Food and Drug Administration, l’equivalente dell’Aifa in Italia.

Come riferisce la Cnn, la decisione è stata presa a maggioranza schiacciante: 16 a 2 il ‘voto’. Via libera invece alla terza dose per gli over 65 e per i soggetti ritenuti ad alto rischio, i cosiddetti “fragili”.

Va chiarito che il voto del panel non è vincolante per la FDA, che potrebbe prendere una decisione non tenendo conto del parere. Una mossa che però determinerebbe un conflitto esplicito tra la comunità scientifica, che si è espressa con il voto, e le istituzioni favorevoli al ‘booster shot program’. La decisione finale spetterà comunque al CDD, i Centers for Disease Control and Prevention.

La decisione di votare a forte maggioranza contro la terza dose per tutti è arrivata dopo un lungo dibattito in cui gli esperti in particolare hanno stigmatizzato la carenza di dati forniti dall’azienda sulla sicurezza della terza dose.

Proprio i CDC hanno diffuso i dati sull’andamento delle vaccinazioni: sono già 2 milioni gli americani che hanno ricevuto la terza rose del vaccino, mentre il 54,4% della popolazione ha completato il ciclo di vaccinazione con la doppia dose di Pfizer e Moderna o col monodose di Johnson&Johnson.

MODERNA VACCINO PIU’ EFFICACE – Sempre dagli Stati Uniti arrivano i risultati di uno studio, condotto dai Centers for Disease Control and Prevention, che mettendo a confronto i vaccini Pfizer/BioNTech, Johnson&Johnson e Moderna ha stabilito che quest’ultimo è il più efficace contro il ricovero in ospedale per Covid-19.

Lo studio, che ha visto coinvolti più di 3.600 adulti ricoverati negli Stati Uniti per Covid-19 tra marzo e agosto, ha fatto emergere che da due settimane dopo la seconda dose a quattro mesi dopo l’efficacia del vaccino Pfizer nel prevenire il ricovero passa dal 91% al 77 per cento, una perdita di efficacia non riscontrata in Moderna. A quattro mesi dalla vaccinazione quest’ultimo risulta efficace al 92%, contro il 93 per cento iniziale.

Più ‘complicati’ i dati per quanto riguarda il vaccino Johnson&Johnson, visto il numero limitato di persone che lo hanno ricevuto. Lo studio evidenzia comunque che è efficace al 71% nel prevenire i ricoveri.

“Sebbene questi dati reali suggeriscano alcune variazioni nei livelli di protezione del vaccino, tutti i vaccini contro il Covid-19 approvati o autorizzati dalla Fda forniscono una protezione importante contro il ricovero in ospedale per Covid-19”, hanno sottolineato i ricercatori.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia