E’ tensione ai massimi livelli in Medioriente dopo che un raid americano ordinato da Donald Trump ha ucciso a Baghdad Qassem Soleimani, potente capo delle forze al-Quds dei Guardiani della rivoluzione iraniani. Teheran ha immediatamente promesso vendetta. Il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei ha avvertito che “una dura rappresaglia sta aspettando” gli Stati Uniti. Soleimani sarebbe stato ucciso su una strada di accesso all’aeroporto della capitale irachena da un drone americano, dopo che il generale è sbarcato da un aereo. Funzionari delle Forze di mobilitazione popolare hanno fatto sapere che i corpi di Suleimani e al-Muhandis, vicecomandante delle Pmf, sono stati fatti a pezzi. Quello del comandante è stato identificato dall’anello che indossava. Immediata anche la risposta della piazza, con decine di migliaia di persone che sono scese in strada nella capitale e in diverse città per protestare inneggiando “Morte all’America”. Khamenei ha dichiarato tre giorni di lutto pubblico e nominato subito come successore di Soleimani a capo delle Quds il suo vice, Esmail Ghaani.

Preoccupazioni si sono sollevate in tutte le principali capitali, tra cui Roma. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, le ha sintetizzate rimarcando che “questo è un momento in cui i leader devono esercitare la massima moderazione. Il mondo non può permettersi un’altra guerra nel Golfo”. Mosca, attraverso il presidente della commissione per gli Affari esteri del Consiglio federale, Konstantin Kosachev, ha ammonito che l’attacco ha distrutto l’ultima speranza di risolvere le questioni relative all’accordo sul nucleare iraniano: “L’Iran potrebbe accelerare la produzione di un’arma nucleare ora, anche se non aveva intenzione di farlo prima”. Il Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniana (Snsc) ha stabilito che reagirà, senza specificare come, ma avvertendo che “gli Stati Uniti sono ritenuti responsabili” dell’assassinio di Soleimani e affronteranno “una dura vendetta al momento e nel luogo opportuno”.

L’amministrazione Trump, però, rivendica l’azione e si prepara a dispiegare circa 3mila soldati in Medioriente della Forza di risposta immediata dell’82esima divisione aviotrasportata, la stessa che, con 750 unità, è stata inviata in seguito ai disordini all’ambasciata americana a Baghdad. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha spiegato che la decisione del presidente di eliminare Soleimani si è basata su informazioni dell’intelligence e “ha salvato vite americane”, perchè stava “pianificando attivamente” nella regione “una grande azione”, che avrebbe messo a rischio centinaia di persone. Pompeo ha detto di sperare che l’Iran “capisca la decisione americana e che la sua scelta sia quella di ridurre l’intensità”, ha rivendicato l’impegno degli Usa nella “de-escalation”, ma anche avvertito che in caso Teheran reagisca altrettanto faranno loro.

Trump, dal canto suo, ha gettato benzina sul fuoco, accusando Soleimani di essere stato “direttamente e indirettamente responsabile della morte di milioni di persone”. In Iran “era odiato e temuto. Lì non sono rattristati quanto i loro leader faranno credere al mondo esterno. Avrebbe dovuto essere eliminato molti anni fa”.

Secondo quanto riferito alla AP da un alto generale americano, gli Stati Uniti hanno prove di intelligence convincenti sul fatto che il generale iraniano Soleimani, ucciso in un raid a Baghdad voluto dal presidente Donald Trump, stava pianificando “una significativa campagna di violenza contro gli Stati Uniti”.

Il presidente russo Vladimir Putin, durante una telefonata con il suo omologo francese Emmanuel Macron, ha espresso preoccupazione per la morte del generale Soleimani, affermando che l’operazione statunitense potrebbe peggiorare le tensioni nella regione. Lo riporta l’agenzia russa Interfax.