Giusto ma pericoloso. Questo, in estrema sintesi, il pensiero di Jack Dorsey, fondatore di Twitter, sul ban ai danni del Presidente Donald Trump dopo l’assalto e l’irruzione a Capitol Hill dello scorso 6 gennaio di suoi sostenitori che non accettano la transizione di potere verso il presidente eletto alle elezioni dello scorso 3 novembre Joe Biden. La decisione di ‘sospendere definitivamente’ l’account personale su Twitter Donald Trump è stata la scelta “giusta”, ma rappresenta anche un “fallimento” e un “precedente”, che è “pericoloso”. Dorsey ha scritto su Twitter il suo pensiero di non aver festeggiato e di non essersi sentito orgoglioso per la sospensione. E’ “un fallimento da parte nostra nel promuovere un discorso sano” e “dover prendere” queste misure “frammenta il discorso pubblico”.

“Ci dividono – ha aggiunto – Limitano il potenziale per un chiarimento, un riscatto, per imparare. E costituiscono un precedente che ritengo pericoloso: il potere che un individuo o un’azienda ha su una parte del discorso pubblico globale”. Il presidente americano in carica è stato messo sotto accusa per la seconda volta con l’approvazione dell’impeachment alla Camera, proprio a causa dei fatti dello scorso 6 gennaio. Poche ore prima aveva tenuto un comizio nei pressi di Capitol Hill tornando ad agitare gli spettri di frode e di brogli.

 

Dorsey ha comunque rivendicato come l’equilibrio di potere sia stato rispettato dal momento che “se le persone non sono d’accordo con le nostre regole possono semplicemente rivolgersi a un altro servizio”. Ma “questo concetto è stato rimesso in discussione la settimana scorsa quando un certo numero di fornitori di strumenti Internet fondamentali hanno deciso di non ospitare più quello che ritenevano pericoloso”. E su questo punto non crede si sia trattato di un coordinamento: “Più probabilmente le società sono arrivate alle proprie conclusioni o sono state spinte dalle azioni di altri”. E quindi “dobbiamo tutti esaminare le contraddizioni della nostra politica e della sua attuazione, dobbiamo pensare a come il nostro servizio possa incentivare follie e danni, c’è bisogno di maggiore trasparenza nelle nostre operazioni di moderazione” dei contenuti per un Internet “libero e aperto”.

Redazione