È tutto pronto, ma al momento Israele non è coinvolto nell’escalation dell’altra notte tra la Marina e l’Aviazione statunitense e i Pasdaran iraniani. Sul fronte libanese, Hezbollah, durante la stessa notte e poi ieri mattina, ha lanciato droni contro il territorio israeliano, violando per l’ennesima volta il cessate il fuoco. Teheran, molto astutamente, ha evitato di colpire con i suoi missili balistici Israele perché sa benissimo che, nel caso contrario, avrebbe scatenato una probabile guerra congiunta Israele-Usa contro il regime degli ayatollah, compattando la coalizione e risolvendo di colpo gli ultimi violenti screzi tra Trump e Netanyahu.

L’attacco americano è iniziato poco prima delle 23.30 ora italiana, colpendo il sito petrolchimico di Asaluyeh, nella provincia di Bushehr, e l’isola di Kish, nello Stretto di Hormuz. La guerra è stata annunciata ufficialmente dal segretario alla Difesa americano Pete Hegseth con un secco: «Colpiremo duramente l’Iran stanotte». Trump si è molto irritato per l’atteggiamento dilatorio dell’Iran nei confronti di un accordo che, secondo l’Amministrazione americana, era ormai sostanzialmente definito. Il presidente americano ha dichiarato che gli iraniani trattano gli Stati Uniti come degli «stupidi» e che è giunto il momento di tornare alle armi per costringerli a firmare un accordo che dovrà poi essere rispettato. Quello americano è stato un attacco molto duro, con decine di missili lanciati dalle navi da guerra soprattutto contro l’Iran meridionale. Basi radar, installazioni per droni e centri di comando in prossimità di Hormuz sarebbero stati letteralmente cancellati dai missili statunitensi.

L’Iran ha reagito lanciando droni e missili contro le basi americane in Giordania. Venti missili sarebbero stati intercettati, mentre droni iraniani sono stati abbattuti nei cieli del Bahrain. I detriti hanno provocato danni e ferito una bambina di 11 anni. Tre marinai indiani a bordo di una petroliera che avrebbe ignorato gli ordini statunitensi sarebbero inoltre rimasti uccisi durante un intervento delle forze americane nell’ambito del blocco dello Stretto di Hormuz. Washington ha definito l’operazione un attacco di autodifesa. Gli Stati Uniti hanno colpito anche sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea in varie parti del territorio iraniano, oltre a obiettivi considerati una minaccia per la navigazione commerciale. La priorità dichiarata resta il ripristino della libertà di transito nello Stretto di Hormuz. Per il momento, tuttavia, l’Iran lo ha dichiarato completamente chiuso a qualsiasi tipo di imbarcazione.

Da Teheran arriva un ulteriore irrigidimento, accompagnato da dichiarazioni sprezzanti nei confronti del presidente Trump e dalla minaccia di trascinare l’intera regione all’inferno. Si prevede quindi, compatibilmente con l’assoluta impossibilità di intuire la logica del presidente americano, un’ulteriore escalation dell’autodifesa statunitense che potrebbe colpire centrali elettriche, infrastrutture energetiche e altri obiettivi strategici, fino al controllo dell’isola di Kharg e delle sue infrastrutture petrolifere nel tentativo di ammorbidire la posizione iraniana. Israele osserva, per ora. Con il dito sul grilletto.