Per l’omicidio di Breonna Taylor, l’afroamericana uccisa a Louisville è stato incriminato un solo agente per condotta negligente e pericolosa. Brett Hankinson, il poliziotto che ha sparato e ucciso la 26enne, non è stato condannato per l’uccisione della ragazza ma solo per negligenza e rischia, se condannato, fino a 15 anni di carcere. Gli altri due poliziotti che lo accompagnavano non sono stati accusati. La decisione del gran giurì ha deluso molti dopo 100 giorni di proteste nelle strade di tutta America. E scatena in molti la rabbia: a Louisville, nel Kentucky, i manifestanti hanno invaso le strade e si sono scontrati con la polizia.

Breonna è diventata il volto di Black Lives Matter, simbolo delle ingiustizie che i neri subiscono dalla violenza della polizia. Durante le proteste sono stati esplosi colpi di arma da fuoco contro due agenti. Le loro condizioni non sarebbero critiche, uno è stato sottoposto a intervento chirurgico. La polizia ha detto che un sospettato è già stato fermato. In città il sindaco ha stabilito di anticipare il coprifuoco per stemperare le violenze ma in molte città americane si sono registrate proteste per chiedere giustizia per Breonna.

A Washington i manifestanti sono partiti dal Dipartimento di Giustizia e si sono diretti verso la Casa Bianca. A New York si sono radunati al Barclay Center di Brooklyn per poi dirigersi verso Manhattan, sorvolata da diversi elicotteri nel tentativo di garantire proteste pacifiche.

Breonna è morta a marzo. Tre agenti fecero irruzione nella sua casa di notte mentre dormiva con il suo fidanzato Kenneth Walker, che, svegliato all’improvviso, senza capir che si trattasse di due poliziotti sparò due colpi di pistola colpendo uno degli agenti a una gamba. I tre poliziotti avevano risposto sparando 32 colpi, molti dei quali avevano raggiunto e ucciso Taylor. Per il grand giurì la reazione degli agenti era giustificata perché Walker ha sparato per primo.