Liberare i brevetti sui vaccini per un periodo limitato e consentirne la produzione con un licensing limitato alle aziende farmaceutiche nazionali nella Ue. L’intento finisce nero su bianco nelle Dichiarazioni di Roma con cui si è concluso ieri sera a villa Pamphili il Global Health Summit, sostenuta da Italia e Francia contro una più scettica Von der Leyen. Trecento milioni di euro verranno stanziati dalla Ue per il Covax, la condivisione dei vaccini che unisce ricerca e sviluppo a mobilità dei ricercatori e logistica sanitaria. «L’Italia ha offerto 300 milioni di euro a Covax e 15 milioni di dosi di vaccini nel pool delle donazioni», ha detto Draghi. E sulla richiesta di togliere la mascherina per fare una fotografia, ha replicato: «Ancora no, ancora un paio di mesi….».

Per la prima volta l’Europa ha messo in discussione l’inviolabilità della proprietà intellettuale; un esito a suo modo storico. Il commercio dei farmaci, sarà bene ricordarlo, è regolato dai Trade Related Intellectual Property Rights (Trips), un accordo tra i 167 membri dell’organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), che prevede la tutela dei brevetti. L’art. 31 dei Trips prevede la possibilità di sospensione (istituendo delle licenze obbligatorie) in casi eccezionali. Con la sospensione ciascun paese sarà libero di replicare i vaccini senza renderne conto ai proprietari del brevetto, superando anche le complicazioni burocratiche dell’art. 31. Il Governo Usa vorrebbe sospendere i brevetti sui vaccini per aiutare i paesi poveri o in via di sviluppo a velocizzare la vaccinazione e quindi raggiungere l’immunità di gregge globale.

Alla presa di posizione di Joe Biden si è andata ad aggiungere ieri quella di Mario Draghi, a nome del governo italiano. Draghi ha spostato lo sguardo avanti nel tempo: «Probabilmente avremo bisogno di ulteriori cicli di vaccinazione in futuro, pertanto incrementare la produzione è essenziale. Una proposta è quella di introdurre una sospensione temporanea dei brevetti. L’Italia è favorevole purché sia mirata, temporaneamente limitata, e non mini gli sforzi innovativi delle compagnie farmaceutiche». Il premier è andato oltre, perché è illusorio pensare che i paesi emergenti possano prodursi i vaccini da soli, ottenuta la licenza.

«Questa proposta non garantisce che i Paesi a basso reddito siano effettivamente in grado di produrre i propri vaccini. Dobbiamo sostenerli finanziariamente e con competenze specializzate», ha aggiunto Draghi. Punto sul quale l’asse con Macron è solido: «Non ci dev’essere nessun tabù, ogni volta che la proprietà intellettuale è un ostacolo dobbiamo dare una risposta. Se le conclusioni del G20, caro Mario, implicheranno l’uso di nuove misure in materia di proprietà intellettuale le sosterrò», ha garantito Macron. Tiepida la presidente della Commissione europea: «Dobbiamo garantire il nostro sistema sulla proprietà intellettuale», ha ribadito Ursula Von der Leyen, sottolineando tuttavia che «siamo d’accordo nell’usare tutte le flessibilità previste» dal sistema dei brevetti. La Dichiarazione di Roma, ha aggiunto, «sarà una pietra miliare nella lotta alla pandemia» ma «è solo l’inizio e ora devono seguire azioni concrete». E poi ha assicurato che «sui brevetti dei vaccini l’Unione Europea farà una proposta a giugno al Wto».

Il dibattito è aperto, ma quasi tutto il mondo politico che si allinea al premier, alcuni come Pd e M5S pretendendo perfino di rivendicare la paternità dell’iniziativa. Dalle parti della Lega, che era parsa scettica, si levano grida di consenso: «In un contesto di crisi sanitaria senza precedenti una temporanea condivisione delle tecnologie brevettate oltre che delle conoscenze, dei dati e delle risorse può contribuire a raggiungere la sicurezza sanitaria globale», dichiara l’europarlamentare Luisa Regimenti, commissione Sanità a Bruxelles. L’economista liberale Pietro Paganini, fondatore del Think Tank “Competere”, è contrarissimo: «I brevetti sono il motore dell’innovazione. Una loro sospensione, seppure temporanea e limitata ai vaccini anti covid-19 è inutile e illusoria. Serve solo a emozionare e produrre speranza». A sentire lui, i dati dell’Intellectual Property Rights Index, dimostrerebbero anno dopo anno che i paesi che maggiormente tutelano la proprietà intellettuale innovano e crescono economicamente più degli altri.

Vede rosso anche il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi: «Senza brevetti non c’è ricerca. Anche il governo aveva dichiarato che togliere il brevetto non è la soluzione per avere i vaccini domani. D’altronde – ricorda il presidente di Farmindustria – in pochi mesi proprio grazie al brevetto abbiamo trovato dei vaccini e questo non se lo aspettava nessuno e lo scorso anno avremmo firmato col sangue per poter avere 4 vaccini. Inoltre, ci sono già 11 miliardi di vaccini prodotti e oltre 300 accordi tra imprese e partnership per la produzione del vaccino». Giova ricordare l’esempio di Marie Curie ed Ilaria Capua: due scienziate accomunate dalla decisione di non brevettare le loro scoperte, per metterle a disposizione della comunità scientifica gratuitamente.

Ilaria Capua depositò la sequenza del virus dell’aviaria da lei scoperto in un database, “Genbank”, ad accesso libero. Da allora ebbe inizio la scienza “Open-source”, e le sequenze genetiche dei virus influenzali vennero studiate con la velocità e la capacità di risposta che oggi conosciamo. Ma oggi non si tratta di puro altruismo; i vaccini hanno un peso geopolitico. Stati Uniti ed Europa hanno capito che va contrastata l’espansione economica di Pechino e di Mosca che stanno offrendo i loro vaccini a paesi – poveri o in via di sviluppo – che hanno un peso strategico specifico. La Cina, per esempio, ha “donato” vaccini all’Algeria, paese nell’orbita geopolitica sia della Francia che dell’Italia.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.