Con due articoli fotocopia, Il Fatto e Repubblica si sono scagliati contro i parlamentari che in questi giorni sono andati a trovare Denis Verdini, che è in carcere, a Rebibbia, e deve scontare una pena pesantissima a più di sei anni (non è accusato di stupro o di omicidio ma di essere responsabile del fallimento di una banca toscana). La prigione è un’ignominia che – io penso – andrà al più presto abolita.

Non c’è niente di più odioso della maramalderia di chi se la prende coi detenuti, che vivono in condizioni infami, privi di libertà, con la loro dignità calpestata, e che non sono più in grado di difendersi in nessun modo dalla arroganza degli opinionisti. E’ da vigliacchi. Non solo quando il detenuto fa parte della fascia bassa della società, ma anche quando è stato un potente. Magari un esponente della politica, come Verdini. Da un settore della intellettualità italiana, come è il giornalismo, ci si aspetterebbero atteggiamenti più in linea con la civiltà. Ma forse l’errore è quello di considerare il giornalismo un settore dell’intellettualità. Del resto la tesi alla quale sono ispirati i due articoli (forse da un deus ex machina comune) è al limite del macchiettistico. Nella furia di cercare complotti, manovre segrete, tatticismi inconfessabili, i moderni cronisti politici immaginano che i leader dei partiti siano andati a Rebibbia a salutare il loro amico, non per spirito umanitario, ma per intessere nuove trame e per portare al governo Draghi. Mamma mia che fine ha fatto il giornalismo politico!

Grazie a Matteo Salvini, Matteo Renzi, Luca Lotti, Antonio Angelucci, Ignazio La Russa, Daniela Santanchè, Maurizio Lupi e Renata Polverini che hanno trovato il coraggio e il tempo per andare a trovare Verdini in prigione. Sarebbe una bella cosa se tutti i parlamentari trovassero il coraggio e la forza per andare nelle prigioni italiane almeno una volta al mese.

Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.