Tutti d’accordo nell’essere in disaccordo. Nell’Aula del Senato questa mattina si è tornati a votare su un tema ‘sensibile’ come il vitalizio agli ex parlamentari condannati, dopo le polemiche in salsa populista innescate dal caso dell’ex governatore lombardo Roberto Formigoni.

All’origine della presentazione delle mozioni le decisioni della Commissione contenziosa e del Consiglio di garanzia che hanno annullato la delibera del Consiglio di presidenza che “prevedeva la cessazione dell’erogazione del vitalizio per gli ex senatori condannati in via definitiva per reati gravi”.

Ebbene il Senato ha detto sì, ma anche no, alla revoca del vitalizio. Una prima mozione, presentata congiuntamente da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Leu, si impegna il Senato nella revoca del vitalizio ai condannati in via definitiva: un documento passato con 120 sì, 3 no e 108 astenuti, con la discussione interrotta dai senatori pentastellati con l’esposizione di cartelli con scritto “Stop vitalizi”. Gli ex giallo-rossi impegnano il Senato “adottare tutte le opportune determinazioni, nelle sedi proprie e competenti, tenendo conto dei principi posti dalla normativa vigente in materia di incandidabilità, volte a disciplinare i casi di revoca del vitalizio dei senatori, cessati dal mandato, che siano stati condannati in via definitiva per delitti di particolare gravità”.

Ma nella discussione di stamane a Palazzo Madama è stata approvata anche una mozione in senso opposto, proposta da Forza Italia, Fratelli d’italia e Lega e che ha ottenuto 120 sì, 40 no e 68 astenuti. Nel testo si chiede l’esatto contrario di quella proposta dall’ex maggioranza giallo-rossa: rivalutare la direttiva del Senato del 2015 che toglieva i vitalizi agli ex senatori condannati, in particolare di “valutare, nelle sedi competenti, nel rispetto dei principi dell’articolo 54 della Costituzione e della legge di cui all’articolo 65 della Costituzione stessa, la disciplina dei vitalizi dei senatori in caso di irrogazione di condanne definitive per reati di particolare gravità”.

Quindi una terza mozione, presentata da Italia Viva, che ha ottenuto 113 sì, nessun no e 117 astenuti. Il documento dei renziani chiede invece di “adottare tutte le opportune determinazioni, volte a disciplinare i casi di revisione o revoca del vitalizio dei senatori, cessati dal mandato, che siano stati condannati in via definitiva per delitti di particolare gravità”.

Come aveva spiegato Salvatore Curreri su questo giornale, commentando la restituzione della pensione a Roberto Formigoni, i vitalizi agli ex parlamentari “non sono frutto di una graziosa concessione che lo Stato magnanimamente concede a una masnada di privilegiati finché ritenuti degni e meritevoli di riceverli, e che quindi le Camere possono revocare a mo’ di sanzione accessoria in caso di reati commessi, ma costituiscono un trattamento economico equiparabile a quello pensionistico basato sui contributi versati, come tale da corrispondere obbligatoriamente. Se così è, i parlamentari, come non hanno diritto ad avere in materia un trattamento privilegiato rispetto agli altri cittadini, nemmeno devono essere penalizzati, subendo ciò che per loro non è previsto. Ebbene, in base a quanto previsto dalla legge, inclusa – per ironia della sorte, quella sul reddito di cittadinanza approvata entusiasticamente dagli stessi pentastellati – il diritto alla pensione per i condannati non può essere sospeso se non in caso di evasione o latitanza”.

 

 

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