«Uniti nella diversità e nelle avversità». «Insieme per superare le nostre differenze». «Sosteniamoci a vicenda nei momenti difficili». La relazione sullo Stato dell’Unione di Ursula Von der Leyen – pronunciata ieri al Parlamento europeo – si svolge tranquilla come un inno alla solidarietà e alla società aperta.  Nessuno, solo un anno fa, avrebbe immaginato che una ministra tedesca adepta della Merkel, militante di un partito conservatore, frutto dell’austerità teutonica, potesse pronunciare un discorso del genere.  Al centro del progetto europeo della presidente della Commissione ci sono il Green Deal, l’innovazione digitale, la Next Generation Eu e, da ieri, anche la sanità comune europea. Colpa di quel virus che «ha rivelato quanto possa essere delicata la vita». Il coronavirus ci ha mostrato «quanto sia davvero fragile la nostra comunità di valori». Ma le persone, continua von der Leyen «vogliono uscire da questa crisi, da questa fragilità, dall’incertezza. E questo è il momento per l’Europa. È il momento di aprire la strada, da questa fragilità verso una nuova vitalità».

Riconoscersi fragili e chiedere maggiore protezione, però, non significa chiudersi nella fortezza europea e scatenare l’odio verso tutti coloro che, al di fuori o all’interno dei confini comunitari, sono percepiti come stranieri o come diversi. La presidente della Commissione Ue disegna così un nuovo ruolo globale per l’Europa. Che investe sull’Africa e resiste alla minaccia espansionistica che proviene dalla Russia e dalla Cina. Che rifiuta la canea sovranista e si mette alla testa del mondo libero. Anche quando si parla di vaccino globale, chiarisce Ursula, guai a parlare di “Europe First”. Il bersaglio polemico è chiaro: Donald Trump, il presidente populista che vuole mettere avanti gli americani anche a costo di distruggere le partnership multilaterali e di scatenare il caos mondiale.

Promette una nuova politica sui migranti, con la revisione degli accordi di Dublino. «La prossima settimana – annuncia la Von der Leyen – la Commissione presenterà il suo nuovo patto sulla migrazione. Salvare vite in mare non è un optional. E quei Paesi che adempiono ai loro doveri o sono più esposti di altri, devono contare sulla nostra solidarietà». Inoltre, aggiunge «garantiremo un collegamento più stretto tra asilo e rimpatrio. Agiremo per combattere i trafficanti e rafforzare le frontiere esterne. E faremo in modo che le persone che hanno il diritto di rimanere siano integrate e si sentano benvenute». I migranti non sono nemici dell’Europa, ma persone dotate di risorse e di capacità che hanno un futuro da costruire nei nostri paesi membri. Ursula Von der Leyen ricorda il caso di Suadd, l’adolescente rifugiato siriano arrivato in Europa sognando di fare il medico e capace, nel giro di tre anni, di ricevere una prestigiosa borsa di studio dal Royal College of Surgeons in Irlanda. E ricorda pure il caso dei medici rifugiati libici e somali che hanno offerto la loro professionalità quando la pandemia ha colpito la Francia.

Tra le altre cose, la politica della Commissione prevede un progetto pilota per il campo profughi di Lesbo. «Le immagini del campo di Moria sono un doloroso promemoria della necessità che l’Europa si unisca», ammonisce Von der Leyen. D’accordo con le autorità greche, la Commissione si impegnerà per «assistere i migranti con le procedure di asilo e rimpatrio e migliorare significativamente le condizioni dei rifugiati». «Ma voglio essere chiara – avverte la presidente – se facciamo un passo avanti, mi aspetto che anche tutti gli Stati membri si facciano avanti. La migrazione è una sfida europea e tutta l’Europa deve fare la sua parte. Dobbiamo ricostruire la fiducia tra di noi e andare avanti insieme». Tra le iniziative in cantiere, Von der Leyen annuncia anche, entro la fine del mese, l’adozione della prima relazione annuale sullo Stato di diritto che coprirà tutti gli Stati membri. Perché «le violazioni dello Stato di diritto non possono essere tollerate». Sempre la Commissione proporrà poi un piano d’azione contro il razzismo che definirà i crimini ispirati dall’odio razziale, religioso, sessuale e di genere e nominerà un coordinatore della Commissione contro il razzismo in Europa.