I vescovi in Italia sono dei “compagni di viaggio” di tutta la società. Si presenta così il “metodo Zuppi-Sant’Egidio” alla prima conferenza stampa che chiude i lavori dell’Assemblea della Conferenza episcopale e vede l’intervento, il primo nel ruolo, del nuovo presidente.
Il cardinale Matteo Maria Zuppi non si sottrae ai temi e alle domande più scottanti, facendo capire subito dal cambio di toni, di accenti, di linguaggio, che oramai la Chiesa in Italia si muove seguendo un altro ritmo rispetto ai cinque anni precedenti. Il presidente della Cei ha parlato di una «Chiesa che è per strada e cammina nella missione di sempre, ovvero quella che celebreremo a Pentecoste: una Chiesa che parla a tutti, che vuole raggiungere il cuore di tutti e che parla, nella babele di questo mondo, l’unica lingua dell’amore».

Non sono mancate diverse riflessioni sulla situazione del paese e sulla guerra in Europa. «In questo momento, in Italia, in Europa e nel mondo viviamo diverse pandemie: quella del Covid con tutto ciò che ha rivelato in termini di fragilità, debolezze, consapevolezze, domande aperte e dissennatezze; e ora anche la pandemia della guerra a cui con insistenza, da tempo, papa Francesco aveva fatto riferimento, parlando di terza guerra mondiale a pezzi e che aveva ricordato nella Fratelli tutti riportando alcuni temi fondamentali legati alla pace e al nucleare. Senza dimenticare altri pezzi di guerre che sono – anche quelle – mondiali». E ha detto anche che «deve esserci una accoglienza che dura nel tempo con il conseguente inserimento» dei profughi ma – ha sottolineato – al di là della risposta all’emergenza, «tutto ciò che si fa per il dialogo è auspicabile, mi auguro ci sia un piano di pace, il più possibile europeo e non si ragioni solo nella logica delle armi trovando una composizione diplomatica. La legittima difesa è un diritto ma il più grande diritto è quello alla pace. Non possiamo abituarci alla guerra, perché è una tragedia».

Sempre a proposito della guerra in Ucraina, Zuppi ha espresso il desiderio che si ponga un freno al desiderio di ragionare solo con la logica delle armi. «Credo che qualsiasi opzione diplomatica vada sostenuta. Sui rischi del riarmo penso che papa Francesco abbia detto tutto quello che c’era da dire. È una tragedia abituarsi alla guerra, ancor più in questo caso, in un conflitto che coinvolge due paesi cristiani». Il presidente della Cei ha anche annunciato che la Conferenza episcopale sosterrà la firma del Trattato all’Onu per bandire le armi nucleari. «Credo sia importante per non perdere la consapevolezza su cui è nata l’Europa». Insieme alla conferenza stampa è stato presentato il lungo comunicato che sintetizza e chiude la tre-giorni di lavori, nello stesso giorno in cui sempre a Roma si svolgeva l’altra conferenza stampa, tenuta dalla rete contro l’abuso sui minori, che chiede trasparenza e apertura degli archivi. In proposito i vescovi hanno approvato una “determinazione” con cinque linee di azione per una più efficace prevenzione del fenomeno degli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili.

Oltre a potenziare la rete dei referenti diocesani e a implementare la costituzione dei Centri di ascolto, che attualmente coprono il 70% delle diocesi italiane, i vescovi hanno deciso di attuare “un primo Report nazionale sulle attività di prevenzione e sui casi di abuso segnalati o denunciati alla rete dei Servizi diocesani e interdiocesani negli ultimi due anni e di avviare un’analisi sui dati di delitti presunti o accertati perpetrati da chierici in Italia nel periodo 2000-2021, custoditi dalla Congregazione per la Dottrina della Fede”. Tra i termini nuovi, rispetto al passato, presenti nel comunicato finale, si parla di “verità” e “giustizia”. I vescovi, “sensibili e vicini al dolore delle vittime e dei sopravvissuti ad ogni forma d’abuso”, hanno ribadito la loro “disponibilità all’ascolto, al dialogo e alla ricerca della verità e della giustizia”.

Impegno, già assunto con le Linee guida del 2019. Due giorni fa in un videomessaggio, il cardinale O’Malley, presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, aveva chiesto maggiore impegno e collaborazione sulla strada della trasparenza e del chiarimento delle situazioni pendenti. La risposta – si vedranno poi gli effetti – è stata la promessa di una maggiore collaborazione tra Cei e Pontificia Commissione. Secondo quanto è stato annunciato in conferenza stampa, entro il 19 novembre la Cei provvederà alla pubblicazione del primo report nazionale. «L’impegno di contrasto sarà supportato da centri indipendenti. Sarà una via italiana. Dobbiamo serietà alle vittime, sono la nostra prima preoccupazione», ha detto Zuppi. Specificando che «si indagheranno i casi dal 2000 al 2021. Perché non dal 1945 in poi? (come accaduto in Francia, ndr). Perché è molto più serio così. A noi interessa affrontare le contraddizioni vere, le cose che conosciamo. Bisogna evitare il rischio di minimizzare ma anche di amplificare. Non vogliamo discutere, vogliamo prenderci le nostre responsabilità. E ce le siamo già prese».

Quanto alla Chiesa “compagna di viaggio”, il cardinale Zuppi è stato eloquente. «Il cammino sinodale è una scelta importante della Chiesa e non è solo un cammino interno. Sono incontri con i tanti compagni di viaggio, la Chiesa ascolta e si sente compagna di viaggio». Con l’ascolto la Chiesa vuole essere “madre che vuole ripartire dal camminare insieme”, per “trovare risposte a tanta sofferenza e tante domande di senso e di futuro”. «Il cammino sinodale non è una ricerca sociologica – ha spiegato il cardinale – ma è la Chiesa che si mette ad ascoltare e l’ascolto è un atteggiamento spirituale. L’ascolto è la scelta della Chiesa. Giovani ed anziani sono delle nostre priorità. Così come i morti sul lavoro e la violenza sulle donne».

In concreto sul tema del Sinodo in corso, le priorità individuate, sotto forma di “cantiere” sono tre: corresponsabilità e formazione degli operatori pastorali, ascolto dei “mondi” (poveri, giovani, donne, professioni, culture…) e snellimento delle strutture ecclesiali. Ogni Chiesa locale, poi, sceglierà un quarto cantiere, sulla base della sintesi diocesana raggiunta alla fine del primo anno di ascolto. Nelle pieghe del comunicato stampa si leggono anche altri problemi di grande rilievo. Sul piano ecclesiale, c’è l’importanza di rilanciare la pastorale familiare a cinque anni dall’Esortazione post-sinodale “Amoris Laetitia”. Il testo, pubblicato dal Papa dopo due Sinodi sulla famiglia, ha ancora una ricezione piuttosto contrastata, soprattutto per l’impostazione generale di apertura e misericordia e a causa di quella nota che apre ad un atteggiamento di accoglienza verso divorziati e rispostati. Ora la Cei si impegna a rilanciare tutta la pastorale familiare e sottolinea l’urgenza di coinvolgere maggiormente i giovani (fascia assente dalle parrocchie).

Nei confronti del disagio economico e sociale, i vescovi ribadiscono il loro impegno a favore dei settori più deboli di tutta la società, ed aggiungono l’importanza di un rinnovato dialogo con gli amministratori locali. Infine c’è un tema più strettamente amministrativo-ecclesiale però di grande importanza e che riguarda il numero delle diocesi. In Italia Papa Francesco sta procedendo di suo, unendo diverse diocesi sotto un unico vescovo. Ciò accade in mancanza di una revisione del numero delle diocesi e di una verifica del riassetto operato oramai nel 1976. Anche su questo, i vescovi si sono impegnati ad agire e la riduzione del numero delle diocesi dovrebbe favorire una maggiore capacità operativa sul piano dei progetti pastorali. In controluce, nella riduzione del numero delle diocesi, si fa strada la questione del calo numerico dei sacerdoti e come dare ai laici compiti di maggiore responsabilità, nell’ambito di una ristrutturazione di ruoli e incarichi che non mancherà di cambiare la fisionomia della Chiesa in Italia.

Giornalista e saggista specializzato su temi etici, politici, religiosi, vive e lavora a Roma. Ha pubblicato, tra l’altro, Geopolitica della Chiesa cattolica (Laterza 2006), Ratzinger per non credenti (Laterza 2007), Preti sul lettino (Giunti, 2010), 7 Regole per una parrocchia felice (Edb 2016).