A proposito del 7 luglio 1960,

Avevo nove anni e seguivo, più della politica, il Tour de France che vincerà Nencini. Ma un ragazzo più grande, con la maglietta a strisce come era allora di moda, che abitava nel mio condominio, partecipava alle manifestazioni di piazza contro il governo Tambroni, appoggiato anche dal Msi. Erano trascorsi solo 15 anni dalla fine della guerra e del fascismo. Gli animi erano ancora caldi. Anzi bollenti. Il 4 luglio mio padre tornò a casa raccontando che aveva dovuto ripararsi in una casa in costruzione e che i dimostranti si erano riforniti di sassi e mattoni per colpire la polizia. Diversi erano stati i poliziotti feriti o contusi. Il 7 gliel’avrebbero fatta pagare. La Cgil, e non la Cisl e la Uil, proclamò lo sciopero generale per i gravi fatti di sangue avvenuti a Licata e a Roma e gli operai convennero in massa in centro. Scattò il divieto di assembramento pubblico e la destinazione dei convenuti, la sala Verdi, era troppo angusta per contenerli tutti.

Morirono in 5, erano tutti comunisti e il tg parlò solo di gravi disordini

La polizia era schierata con lacrimogeni pronti per l’uso. Quando i manifestanti si riversarono in piazza cominciarono gli scontri. Prima lacrimogeni, lancio di sedie e qualche sasso, poi la sparatoria. La polizia prese a sparare all’impazzata. Si noteranno, dopo gli incidenti, nelle vetrine dei negozi dell’Isolato San Rocco, colpi di mitra sparati ad altezza d’uomo. Caddero in cinque senza vita: il ventunenne Lauro Farioli, il diciannovenne Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli. Erano tutti comunisti. Ce lo aveva detto il ragazzo più grande che in piazza c’erano stati dei morti. Io lo avevo comunicato a mia madre che non voleva crederci. Mio padre lo confermò. La polizia aveva sparato e ucciso. Restammo in attesa del telegiornale che dovette subire la censura del governo e parlò solo di gravi disordini. Incredibile. Fu il sindaco Cesare Campioli ad evitare una tragedia ancora più grave. I colpi potevano seminare decine e decine di morti. Il sindaco si mise in mezzo alla piazza col tricolore addosso intimando alla polizia di smettere di sparare e poi si recò dal prefetto che diede poi ordine ai poliziotti di rientrare. E per i funerali, dove tutta la città si strinse ai caduti e alle loro famiglie, convennero anche Palmiro Togliatti che si recò anche all’ospedale per far visita alle decine di feriti, e Ferruccio Parri.

Le conseguenze della Strage di Reggio Emilia

A seguito dei morti di Reggio Emilia e in Sicilia e delle mobilitazioni e degli scontri di Genova, dove fu bloccato il congresso del Msi, e di Roma, il governo Tambroni si dimise. Gli subentrò Fanfani per aprire il dialogo coi socialisti e la strada al centro-sinistra. Prima col governo delle convergenze parallele (voto di astensione da una parte del Psi e dall’altra del Pdium), poi nel 1962 con una maggioranza di centro-sinistra, con l’astensione del solo Psi. Quel governo fece le riforme piu ardite, quali la nazionalizzazione dell’energia elettrica e la scuola primaria unica. E aprì la strada al primo governo di centro-sinistra organico nel dicembre del 1963, presieduto da Aldo Moro e con alla vice presidenza Pietro Nenni. I fatti luttuosi del 1960 saranno solo un tragico ricordo. La giovane democrazia italiana poteva tirare un respiro di sollievo. Grazie ai socialisti. E 66 anni dopo, anche se nessuno lo ricorda nelle celebrazioni ufficiali, io lo ripeto con orgoglio.