La posta in gioco
Il prossimo Csm avrà in mano il futuro della magistratura: tutte le nomine all’orizzonte (correnti permettendo) e i precedenti da non seguire
Le elezioni dei togati del prossimo Csm rappresentano un appuntamento cruciale. Altrettanto decisive le scelte che farà il Parlamento per designare i dieci laici
La posta in gioco è enorme e stupisce il disinteresse della politica. Il prossimo Consiglio superiore della magistratura sarà chiamato a decidere alcune delle nomine più importanti dell’intero ordinamento giudiziario italiano. Solo per fare qualche esempio: i procuratori di Milano e Napoli, i vertici degli uffici giudiziari della Capitale, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, il primo presidente e il pg della Corte di Cassazione. In altre parole, gli incarichi che determineranno gli equilibri della magistratura italiana per il prossimo decennio. Per questo le elezioni dei venti componenti togati del prossimo Csm, fissate dal Presidente della Repubblica per il 25 e 26 ottobre, rappresentano un appuntamento cruciale. Ma altrettanto decisive saranno le scelte che il Parlamento dovrà compiere per designare i dieci componenti laici.
Ed è proprio su questo fronte che sorprende il silenzio della politica.
Mentre le correnti della magistratura si stanno già organizzando in vista del voto, il dibattito sulle nomine laiche è inesistente. Eppure la componente laica potrebbe rappresentare il principale argine al rischio che il prossimo Csm si trasformi nell’ennesima arena di confronto fra i gruppi associativi. A guardare le candidature che stanno emergendo nella componente togata è difficile non cogliere una significativa continuità con il passato. Tra i nomi più accreditati figurano ex presidenti ed ex segretari dell’Associazione nazionale magistrati. Personalità certamente autorevoli, sulle cui competenze nessuno può avanzare riserve. Il problema non è il curriculum dei singoli: dopo anni di polemiche sul correntismo, dopo lo scandalo Palamara e dopo le promesse di rinnovamento, ci si sarebbe potuti attendere un segnale diverso. Invece la sensazione è quella di una filiera perfettamente efficiente nella quale il passaggio dai vertici dell’associazionismo giudiziario ai banchi del Csm continua a rappresentare un approdo naturale, come ha ricordato il togato Andrea Mirenda. Il rischio non è che i futuri consiglieri siano incapaci. Al contrario. Il rischio è che il governo autonomo della magistratura continui a essere percepito come il terreno di confronto tra gruppi organizzati che tendono a riprodurre se stessi.
Il Parlamento ha dunque una responsabilità enorme. I dieci componenti laici non possono essere scelti con logiche di appartenenza, fedeltà o semplice spartizione politica. Devono essere figure di riconosciuta autorevolezza, dotate di esperienza e indipendenza, capaci di esercitare fino in fondo il ruolo che la Costituzione assegna alla componente laica. La lezione degli ultimi anni dovrebbe essere sufficiente. Il caso di Rosanna Natoli, l’avvocata siciliana vicina ad Ignazio La Russa, rappresenta un monito che non può essere ignorato. La vicenda che ha portato alla sua sospensione e successiva uscita dal Csm ha mostrato gli effetti, per la credibilità dell’istituzione, di scelte non adeguatamente ponderate. Al di là delle responsabilità individuali, quel caso ha evidenziato la necessità di selezionare personalità preparate e consapevoli della delicatezza del ruolo.
Il prossimo Csm dovrà affrontare decisioni destinate a incidere sugli assetti della magistratura per molti anni. Non può essere lasciato esclusivamente alle dinamiche interne alle correnti e né può essere affidato a componenti laici inesperti o privi dell’autorevolezza necessaria per confrontarsi con una macchina complessa e altamente specializzata. Servono personalità di grande esperienza, che abbiano già ricoperto incarichi istituzionali di rilievo e conoscano il funzionamento dell’ordinamento giudiziario. Figure che non abbiano bisogno di apprendistato e che siano in grado di esercitare un controllo effettivo sulle procedure di nomina.
Se la componente togata sarà, come sembra, fortemente caratterizzata dalla presenza di esponenti provenienti dall’associazionismo organizzato e quella laica risulterà invece debole o inesperta, il prossimo Csm potrebbe trasformarsi nel luogo in cui consolidare equilibri correntizi più che garantire l’interesse generale dell’istituzione. Il Parlamento ha tutto il tempo per evitarlo. Ma deve comprendere che questa volta non si tratta semplicemente di riempire dieci caselle. Si tratta di contribuire a garantire l’equilibrio di un’istituzione costituzionale decisiva per la credibilità della giustizia italiana. Servono consiglieri laici forti, autorevoli e indipendenti. Non rappresentanti di partito travestiti da tecnici, non fedelissimi da collocare, non apprendisti. Servono personalità capaci di resistere alle pressioni e di ricordare ogni giorno che il Csm non è una succursale dell’Anm né un luogo di compensazione politica.
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