I sindaci si propongono come «interlocutori privilegiati» del premier Mario Draghi nell’attuazione del Recovery Plan, ma la radiografia dei Comuni rivela un’enorme difficoltà nella gestione dell’amministrazione ordinaria. Il Comune di Napoli ha una capacità di spesa del 69,7%, percentuale che si abbassa di molto quando parliamo di gestione economico-finanziaria arrivando appena al 27%. Tra i Comuni meno virtuosi c’è anche Caserta con una capacitò di spesa del 68% e con una gestione finanziaria del 41%. Al di sotto del 70% la percentuale è preoccupante perché gli enti non raggiungono la soglia definita “di attenzione”. A rilevarlo è un report della Fondazione Etica, presieduta da Gregorio Gitti e diretta da Paola Caporossi.

Il primo dato indica la capacità di rispettare gli impegni di pagamento assunti e spendere le somme stanziate. Il secondo, invece, è il risultato dell’analisi di vari indicatori: capacità di riscossione (uno degli indicatori che secondo la Fondazione Etica è maggiormente indicativo dell’efficienza amministrativo-contabile di un Comune e sul quale Napoli non va oltre il 16%), debiti fuori bilancio riconosciuti e finanziati, autonomia finanziaria, sostenibilità del disavanzo (qui Napoli fa segnare due miliardi e 700 milioni di disavanzo “storico”), pressione finanziaria pro-capite, anticipazioni di tesoreria, anticipazioni di tesoreria non rimborsate, spesa in conto capitale, debito pro-capite, rigidità della spesa e, appunto, capacità di spesa: indicatore sul quale si è concentrata la prima indagine della Fondazione.

Si tratta di un indicatore importante in vista dell’attuazione degli interventi che il governo Draghi inserirà nel Recovery Plan e che vedranno anche i Comuni tra gli attori principali. Eppure sono proprio i Comuni l’anello debole di una catena dalla i progetti per la ripresa post-pandemia rischiano di rimanere bloccati. Su 105 amministrazioni prese in esame, infatti, solo cinque presentano una capacità di spesa superiore al 90% e sono quelle di Novara, Sassari, Lucca, Udine e Pistoia. Ma come mai i Comuni sono piombati in questa situazione disastrosa? «Perché si sono trovati senza possibilità di assumere, con personale anziano e con profili tecnici inadeguati – spiega Paola Caporossi, direttrice della Fondazione Etica – Hanno dovuto occuparsi di adempimenti sempre nuovi, nonostante la riduzione dei trasferimenti statali. Le difficoltà, dunque, sono oggettive. Tuttavia – continua – il problema a monte è un altro: nessuno conosce la capacità amministrativa dei Comuni che è quella che l’Unione europea di chiede. La nostra banca dati è a disposizione del nuovo Governo. Intanto è l’Europa che ci ha chiesto di utilizzarla».

Il Recovery Fund, quindi, rischia di diventare l’ennesima occasione sprecata. «I Comuni devono dimostrare capacità amministrativa e finanziaria che molti, al momento, hanno solo parzialmente – aggiunge Caporossi – La sezione Amministrazione Trasparente sui loro siti web racconta molte cose su questo: noi raccogliamo quei dati e li compariamo». Come intervenire? I dati elaborati e diffusi dalla Fondazione Etica dimostrano che i Comuni devono essere supportati ora, prima che arrivino i miliardi del Recovery Fund e non dopo. «Serve una “due diligence” dei Comuni che ne riveli lo stato di salute – conclude Caporossi – La legge 190 del 2012 e il decreto legislativo 33 del 2013 consentono di farlo: i nostri indicatori vengono da lì e forniscono una sorta di radiografia comparata che fa emergere i punti di forza e i punti di debolezza di ciascun Comune. Basterebbe condividere le buone pratiche per migliorare la diagnosi di ogni amministrazione».

Una pioggia di denaro, quindi, non è la soluzione a tutti i problemi dei Comuni. Anzi. «Come Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) non chiediamo solo risorse finanziarie, ma anche e soprattutto risorse umane – spiega Carlo Marino, sindaco di Caserta e presidente della sezione campana dell’Anci – Chiediamo un grande progetto di digitalizzazione dell’amministrazione al quale va collegato un incremento del personale che dovrà gestire questa fase di evoluzione. Se ai soldi non aggiungiamo le competenze, le città rimarranno prive di innovazione e il Recovery Fund si rivelerà un’occasione sprecata»