Chi guiderà la Campania per i prossimi cinque anni avrà un compito tanto difficile quanto importante: ripianificare l’urbanistica della Regione. E c’è molto da fare: mettere in rete porti, ferrovie e strade, modernizzare l’architettura, riqualificare le città e progettare interventi che, in armonia con il paesaggio, facciano emergere il potenziale di ogni territorio. Ma anche lavorare sull’edilizia popolare e organizzare la nuova vita delle zone ex industriali. Come fare? «Utilizzando risorse già in campo e i fondi aggiuntivi che potranno essere disponibili – suggerisce Giovanni Laino, professore di Tecnica e Pianificazione Urbanistica del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II – e fare in modo che i Comuni possano assumere urbanisti ed esperti di politiche pubbliche, così da garantire alle amministrazioni locali quelle capacità di progetto che spesso mancano e la cui assenza non consente di partecipare ai bandi nazionali ed europei né di attuare i progetti». Fare fa rima con burocrazia, però. Quindi norme e leggi devono essere semplificate.

«Bisogna approvare la nuova normativa urbanistica regionale cercando una migliore sintesi fra legittime esigenze di semplificazione e tutela del territorio – spiega Laino – In coerenza con le politiche nazionali, occorre favorire programmi integrati per la rigenerazione delle periferie come abbiamo suggerito nell’ultimo rapporto Urban@it, anche in relazione alla rigenerazione dei quartieri di edilizia pubblica, possibile anche dopo la costituzione dell’Agenzia regionale varata dall’assessore Bruno Discepolo». E l’assessore uscente all’Urbanistica, Bruno Discepolo, sottolinea infatti l’importanza e la centralità di queste operazioni. «È stato approvato in giunta un disegno di legge che propone un testo unico in materia di governo del territorio e che attende l’ok finale – spiega Discepolo – Questo vuol dire aver racchiuso in un unico testo undici leggi precedenti e aver raggruppato in un solo testo edilizia e paesaggistica. In questo modo si snelliscono tutte le procedure, specialmente una: quella che 15 anni fa ha imposto ad ogni Comune di dotarsi di un piano urbanistico comunale (Puc). Oggi lo possiede meno del 17% dei Comuni e questo nodo dev’essere sciolto in tempi brevi».

Dell’importanza dei Puc è convinta anche Federica Brancaccio, presidente dell’Associazione dei costruttori edili di Napoli (Acen), «Nel 2020 non è possibile che si lavori su documenti di 15 anni fa – ha spiegato Brancaccio – I territori e le società si evolvono ed è necessario che ogni Comune abbia il suo piano, solo così si possono valorizzare tutti i luoghi della regione. Perché non dobbiamo dimenticare che l’urbanistica è alla base di tutte le trasformazioni, a partire da quella economica». Altro tassello fondamentale di una nuova urbanistica della Regione è stata la fondazione dell’ Agenzia campana per l’edilizia residenziale (Acer) che ha sostituito il vecchio Istituto autonomo case popolari (Iacp) e ha accorpato gli edifici di cinque province. «Questo passaggio è stato fondamentale – sottolinea Discepolo – e va di pari passo con la riqualificazione dei quartieri meno abbienti della Regione: l’inclusione sociale passa necessariamente per l’inclusione territoriale». E nel cassetto c’è anche un progetto per la promozione della qualità dell’architettura.

«Palazzo Penne, edificio rinascimentale nel cuore del centro storico di Napoli, diventerà la casa dell’architettura – annuncia Discepolo – cioè il luogo in cui confluiranno tutte le idee e i progetti per la trasformazione del territorio. Sarà il posto nel quale riflettere sull’urbanistica delle nostre città nell’ottica di un approccio partecipativo e volto all’innovazione». La Campania, d’altro canto, ha bisogno di modernizzarsi e di stare al passo con i tempi. «Bisogna puntare a un’urbanistica più flessibile – spiega Edoardo Cosenza, professore di Tecnica delle costruzioni della Federico II – i nostri edifici si sviluppano tutti in orizzontale e, invece, dovrebbero essere verticali. Milano, per intenderci, ha questo tipo di costruzioni che si sviluppano verso l’alto. Bisogna costruire edifici funzionali, modificare le forme per favorire un’urbanistica che accolga insediamenti moderni, costituiti da logistica e tecnologie avanzate. In sostanza non c’è bisogno di capannoni enormi, l’industria si è evoluta e deve farlo anche l’urbanistica».

Questo rappresenta un prerequisito dell’urbanistica, bisogna partire da quest’idea di “nuovo” per pianificare gli interventi. Il più importante? «Collegare porti, strade e ferrovie – dice Cosenza – Serve una rete, ora assente, in grado di spostare grandi quantitativi di merci. E non solo: bisogna pensare anche a quelle zone che un tempo ospitavano industrie e che ora ospitano nuclei abitativi. Le ex aree industriali, Napoli Est per esempio, non hanno abbastanza infrastrutture per il trasporto pubblico. Bisogna lavorare sulla connessione e ripensarla».