L'intervista
A Enna il plebiscito di Crisafulli: “Via gli estremismi, bisogna rinnovare. Il Pd nazionale deve avere un gruppo dirigente a supporto del popolo”
«A Enna il Partito democratico sono io». Lo aveva detto, e così è stato. Vladimiro Crisafulli, per tutti Mirello, ha incassato oltre il 64% dei voti. Un successo netto, nonostante il Pd gli abbia negato il simbolo per le elezioni. Anzi, per il sindaco è stato un fattore positivo che gli ha permesso di imporsi con un margine del genere. Il messaggio ai dem nazionali è chiaro: si vince con candidati radicati sul territorio, non con il verticismo.
Si aspettava un plebiscito del genere?
«Mi aspettavo di meglio, ma siamo contenti del lavoro svolto in sinergia. Una vittoria che è data da una voglia da parte di un’intera città di cambiare pagina e cambiare radicalmente la classe dirigente».
Una vittoria schiacciante, nonostante il Pd le abbia negato il simbolo…
«Si aggiunge ai motivi per i quali ho vinto. Se ci fosse stato non so se avremmo ottenuto lo stesso risultato. Abbiamo lavorato in sinergia ottenendo da soli un grandissimo risultato, frutto di un lavoro collettivo di tanti cittadini ennesi che hanno scommesso su di noi».
Il centrosinistra ha un problema di classe dirigente, specialmente se si affida a collettivi e giovani estremisti. Non le sembra?
«Questo è uno dei problemi principali. Elogio i giovani di questa città che si sono spesi per un bene comune, senza estremismi, ma seguendo un obiettivo principale: il bene di questa città e del loro futuro».
E pensare che hanno accusato lei di non essere in sintonia con il rinnovamento…
«Non ho capito bene chi mi abbia accusato. Credo che non sono i rinnovatori a risolvere i problemi con la soluzione “levati tu che mi ci metto io”, ma affermando politiche di rinnovamento vere e affermazione di nuovi quadri dirigenti, cosa che raramente vedo nella classe dirigente nazionale».
I risultati di Enna mandano un segnale anche al Pd nazionale?
«Spero che lo mandino, spero si capisca che il Pd nazionale debba avere un gruppo dirigente a supporto del popolo nazionale e non del proprio gruppo dirigente».
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