In origine era una terra depressa, vittima della criminalità organizzata e della carenza di infrastrutture. In un secondo momento, però, l’area vesuviana è stata protagonista di uno sviluppo senza precedenti. A questo cambiamento ha contribuito il Parco nazionale del Vesuvio, come testimoniano i dati elaborati da Ministero dell’Ambiente e Unioncamere. Sebbene si tratti di una delle aree protette più piccole, con i suoi 8mila e 400 ettari di superficie, il parco del Vesuvio è il terzo in Italia per numero di aziende (più di 8mila e 600, secondo le ultime stime disponibili) e per incidenza delle imprese giovanili (pari al 16,4 per cento). Segno che investire nelle zone comprese in riserve naturali non è un azzardo, ma può rivelarsi un’ottima strategia per chi desidera avviare un’attività anche in un contesto storicamente difficile. Negli ultimi anni, dunque, l’economia legata al parco ha vissuto un particolare fermento.

In tutti i 13 Comuni dell’area sono nate centinaia di strutture ricettive, a cominciare da bed and breakfast e case vacanza, e attività che offrono servizi ai turisti, prime fra tutti le escursioni. È successo a Trecase, uno dei centri più piccoli, ma anche a Ercolano, che già poteva vantare un forte appeal legato alla presenza degli scavi e del Museo archeologico virtuale. Numerosi i ristoranti di nuova apertura e i consorzi di imprese agricole. Il comune denominatore di queste attività, in molti casi, è la giovane età dei titolari. «In più di un’occasione – racconta Agostino Casillo, presidente del Parco nazionale del Vesuvio – si sono rivolti a me ragazzi di 30 anni, desiderosi di rilanciare attività familiari o di sfruttare la disponibilità di appezzamenti di terra. Il risultato è stato sorprendente: alcuni hanno trasformato le case in strutture ricettive, altri si sono dedicati ad attività tradizionali come l’agricoltura ma con una filosofia assai moderna che li porta a puntare su un packaging innovativo e sulla vendita online».

Emblematico il caso di un gruppo di ragazzi di San Giuseppe Vesuviano: dopo che il Parco ha recuperato un sentiero che dalla loro cittadina si ricongiunge con quello di Ottaviano e poi conduce al Vesuvio, questi giovani hanno acquistato un suolo sul quale, grazie a un finanziamento di Invitalia, sono pronti ad aprire un campeggio. Ma come fa il Parco a stimolare gli investimenti, soprattutto quelli dei giovani? «Il nostro ente non dispone di fondi da elargire – chiarisce Casillo – ma può offrire un contributo determinante realizzando le infrastrutture che poi spingono gli imprenditori a investire». Un esempio? Il Grande Progetto Vesuvio che, nel giro di qualche anno, consentirà a ciascuno dei 13 Comuni di avere una porta sul vulcano che rappresenta il secondo polo attrattivo della Campania. A breve sarà concluso il primo lotto dell’intervento: a ottobre sarà inaugurato il sentiero 11, un percorso di un chilometro e mezzo nella pineta di Terzigno che, grazie a una pedana ecocompatibile e alla segnaletica per non vedenti, consentirà anche ai disabili di raggiungere il cratere del Vesuvio.

In programma anche l’introduzione del marchio del Parco: una certificazione ambientale per le aziende che, aderendo a un disciplinare, si impegneranno a ridurre il consumo di plastica, smaltire correttamente i rifiuti, offrire agli ospiti prodotti tipici del Vesuviano. Così i vertici del Parco puntano a migliorare le performance registrate negli ultimi anni e, di conseguenza, a stimolare l’economia locale nel pieno rispetto della natura. Basti pensare che, nel 2019, il Gran Cono del Vesuvio ha fatto registrare 756mila visitatori, con un incremento del 14 per cento rispetto al 2018. Eventi sportivi come la Vesuvio Ultra Marathon e la Vesuvio Mountainbike Race hanno fatto segnare rispettivamente 750 e 450 partecipanti. Tutto ciò si è tradotto in un’iniezioni di fiducia (e di soldi) per strutture ricettive, ristoranti e società di servizi. Ci sono le premesse, quindi, perché l’area del Vesuvio si metta alle spalle la crisi legata al Coronavirus.

Il cratere del Vesuvio è rimasto chiuso per tre mesi e oggi risente della mancanza di flussi turistici stranieri che costituiscono l’80 per cento dei visitatori. I vertici del Parco, però, hanno colto l’occasione per riqualificare il piazzale di accesso al cratere, nel territorio di Ercolano, e per rendere più ordinato l’accesso all’area, attraverso biglietti nominali acquistabili online. Nel frattempo, dopo la fine del lockdown, il numero dei visitatori è progressivamente aumentato fino ai 900 al giorno degli ultimi tempi. «Vogliamo trasformare la crisi in opportunità – conclude Casillo – La nostra esperienza dimostra che coniugare tutela del territorio e sviluppo dell’economia si può: ripartiamo da qui».