L’economia italiana è in zona rossa. La crisi sanitaria diventa crisi di liquidità, di consumo, di lavoro: sono cinquecento mila, secondo le stime, le piccole e medie imprese a rischio. La data di riapertura per molti esercizi commerciali, procrastinata a giugno, ha fatto suonare gli allarmi degli imprenditori. La multinazionale olandese H&M ha chiuso ieri per sempre otto dei suoi punti vendita in Italia. Confeserecenti parla di catastrofe dei consumi: persi 70 miliardi. Il lockdown ha causato la caduta più forte mai registrata in Italia dal dopoguerra ad oggi: “A Roma il 25% di bar e ristoranti chiuderanno”.

Ieri il Ministro Gualtieri è corso ai ripari, nell’audizione sulle prossime misure alla Camera. In risposta a Luigi Marattin, Italia Viva, che sollecitava interventi coraggiosi, a partire da ulteriori abbattimenti Iva, il titolare di via XX settembre ha assicurato, oltre allo stop dell’Iva sulle mascherine, il riversamento dall’anno prossimo di parte delle risorse del deficit a specifici incentivi, con misure di lungo raggio, fino al 2031. «Sulla sugar e plastic tax faremo il possibile. Spero si vari il decreto aprile in settimana, allo studio un intervento a fondo perduto per le Pmi», ha assicurato Gualtieri, teso anche a rasserenare gli animi in vista del doppio tavolo con Confindustria, in scena a Roma e a Milano.

La strigliata alle istituzioni è arrivata in mattinata dalla Direttrice Generale, Marcella Panucci, alla Camera: «l’azione del Governo per le aziende in crisi di liquidità è ancora insufficiente» e, più in generale sul fronte dell’impatto dell’emergenza Covid-19, «bisogna completare gli strumenti di sostegno», ha detto. Gli industriali faticano a tenere a bada gli iscritti, specialmente al Nord-Est, ma non solo. Il cambio della guardia al vertice, giunto a scadenza, è avvenuto in questi giorni accelerando un po’ l’iter: via il tipografo salernitano Vincenzo Boccia, dentro il presidente di Assolombarda, Carlo Bonomi. «Avevamo la convinzione che attendere fino alla fine di maggio, in questo momento, non avrebbe fatto bene all’intero sistema», commentano in viale dell’Astronomia. Bonomi è un pezzo da novanta con interessi che spaziano dal biomedicale, passione attualissima, fino alla geopolitica.

Siede nel Consiglio Generale di Aspen Institute Italia, del Cda di Ispi e in quello dell’Università Bocconi: un curriculum da riserva della Repubblica, più che da industriale. Il premier Conte ieri è volato a Milano per incontrarlo subito dopo il colloquio con il governatore Fontana e le parole che filtrano fanno capire il volume della voce. «Bonomi è stato chiaro e diretto», dice chi era presente. Sono d’altronde i numeri a parlar chiaro: lamentano sofferenze di media o grave entità la maggior parte delle pmi italiane, tanto che secondo l’ufficio studi di Banca d’Italia una parte delle perdite non sarà recuperabile. Non tutti i debiti accesi per far fronte alla crisi potranno essere ripagati puntualmente al termine dell’emergenza.

E Assonime, l’associazione tra tutte le Società per Azioni, ha preso carta e penna per indirizzare al governo alcune idee, a partire da quella di facilitare l’accesso alla liquidità delle imprese che vantano debiti scaduti e certificati nei confronti della PA (uno stock di circa 30miliardi). La politica risponde, seppur timidamente, alle grida disperate del ceto produttivo. L’intervista del segretario Dem, Nicola Zingaretti, al Corriere della Sera, evidenziava ieri i timori in casa Pd per la tenuta del sistema imprenditoriale. E anche Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna, ha parlato di un “bazooka regionale” con 14 miliardi di euro a disposizione di imprese, cooperative e start-up. Silvio Berlusconi a Radio24, il cui editore è Confindustria, ha precisato: «Non sosterremo mai questo governo: ma oggi le urgenze sono salvare dal fallimento aziende, soccorrere chi è rimasto senza lavoro e reddito, evitare che si perda occupazione, aiutare artigiani, commercianti, partite Iva che hanno visto azzerare il loro reddito».

Dietro le quinte si muove Azienda Italia, rete d’impresa con un occhio alla politica, presieduta dall’imprenditore di origini persiane Karim Shahir Barzegar, che in nome della pars construens ha stilato un manifesto di proposte per governo e istituzioni. Il portavoce Andrea Minazzi parla con il Riformista delle migliaia di aziende loro aderenti e dei loro tre punti-chiave: «Abbattimento delle barriere burocratiche, supporto reale per il made in Italy, che deve competere ad armi pari su tutti i mercati, e un progetto trentennale, Italia2050, con un piano sociale e di investimenti per dare al Paese una visione di futuro condivisa». Nell’ora più buia per il sistema-Paese, nuove risorse si rimboccano le maniche.