«Il mare non ha confini e il modello Pollica può essere replicato ovunque, ma servono controlli, sensibilizzazione e investimenti»: Valerio Calabrese, direttore del Museo Vivo del Mare e della Dieta Mediterranea di Pioppi spiega i passi da compiere e l’importanza di avere un mare pulito. Le acque cristalline del Cilento sono note ai turisti di tutto il mondo e le località balneari premiate con il riconoscimento della Bandiera Blu 2020 sono addirittura 13 sulle 18 totali che la Fondazione per l’educazione ambientale (Fee) ha assegnato alla Campania. La nostra regione si classifica al terzo posto tra le regioni italiane per numero di località costiere premiate.

I numeri dicono chiaramente di quanta bellezza siamo beneficiari ma di cui, troppo spesso, non riusciamo a essere custodi. Il caso felice di Pioppi racconta una storia antica di attenzione e amore per il mare, ma anche di azioni concrete che hanno reso lo specchio d’acqua cilentano uno dei più belli al mondo. «È stato fatto un lavoro importante sulle infrastrutture – spiega Calabrese – per consentire una corretta gestione delle acque reflue, con un potenziamento delle reti fognarie. Anche se il lavoro da fare è ancora molto». L’inquinamento marino parte da terra e avere sistemi fognari funzionanti è il primo passo per far sì che le acque nere non finiscano in mare insieme con quelle bianche, ovvero quelle pluviali.

Ma non basta: «Un altro investimento fondamentale riguarda i depuratori – precisa Calabrese – Proprio in questi giorni ne abbiamo inaugurato uno a Palinuro. I sistemi di depurazione sono essenziali per la prevenzione e la tutela del mare». Le istituzioni non si sbrigano a guardare al mare e al problema dell’inquinamento come priorità, ma anche i privati cittadini si oppongono spesso alla costruzione di questi impianti. Questo viene atteggiamento di “opposizione” è dettato sicuramente da una cattiva comunicazione e da un atteggiamento conosciuto con il nome di Nimby. Il termine indica la protesta da parte di membri di una comunità locale contro opere di interesse pubblico sul proprio territorio, ma che non si opporrebbero alla sua costruzione o spostamento in un altro luogo.

«È esattamente quello che accade in moltissime zone della Campania – racconta Calabrese – In costiera amalfitana, per esempio, i residenti si sono opposti alla costruzione di condotte che portavano ai depuratori e questo perché si ha paura e scarsa conoscenza degli impianti di depurazione». La sensibilizzazione è uno dei grandi pilastri della lotta all’inquinamento marino. «Negli anni le comunità cilentane si sono distinte per l’impegno e l’attenzione verso il mare – racconta Calabrese – Ogni anno conferiamo un premio ai Comuni più virtuosi, ma devo dire che tutti i territori hanno a cuore la tutela delle acque marine che poi diventano risorsa economica, oltre che ambientale, come nel caso del Museo Vivo del Mare».

Il Museo si trova all’interno di Palazzo Vinciprova, edificio di interesse storico tutelato dal Ministero per i Beni Culturali. Ogni anno attira 20mila visitatori e chiaramente il turismo legato al museo porta benefici anche all’economia dell’entroterra. «I turisti che raggiungono il museo – spiega Calabrese – si fermano a dormire e a mangiare nelle strutture ricettive della zona e questo vuol dire introito economico e allungamento della stagione estiva poiché l’attrazione non è solo il mare in sé, ma anche la cultura del mare». Valorizzare le coste è un dovere, dunque, ma anche una mossa intelligente dal punto di vista economico.

«Bisogna spingere sulla depurazione delle acque, sulla loro qualità e su quella dei servizi – conclude Calabrese – Il mare non inizia dalla battigia, ma dalla terra ferma. Bisogna monitorare i fiumi, le spiagge e le attività commerciali. Serve una visione complessiva che coniughi tutela e sviluppo».