Nella storia di Alberto Genovese, il manager napoletano trapiantato a Milano – dove ha fondato Facile.it – finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale e sequestro di persona, si apre una breccia dal passato. Il racconto giunto a Il Riformista ha dell’incredibile. Tra i suoi compagni di scuola e migliori amici c’è infatti un noto professionista della comunicazione politica che dal suo ufficio ministeriale ha seguito la vicenda con dolore umano e con ferma condanna. A.P., che ci ha chiesto di rimanere anonimo, è tra i più influenti spin doctor del governo Conte, tanto da aver ricevuto da poco l’onorificenza di Cavaliere all’Ordine del Merito della Repubblica Italiana.

Alberto Genovese e A.P. si conoscono sin dalle scuole materne e crescono insieme, napoletani del Vomero. Erre moscia d’ordinanza, istruzione privata. Il gelato a Posillipo. Le Hogan sempre ai piedi. Le scuole elementari alla De Marco. Per le medie tutti e due tornano statali: alla Belvedere di Corso Europa. E il liceo scientifico Galilei in via San Domenico. Una amicizia forte, vissuta nel quotidiano, che lascia il segno. Come ne L’Amica geniale di Elena Ferrante, un legame profondo che unisce due figure brillanti.

Sì, perché entrambi a scuola vanno benissimo. Due primi della classe con tanti dieci, nelle materie letterarie come in quelle scientifiche. “Facevamo gruppo con pochi eletti”, ci racconta A.P., “perché Alberto era schivo e selettivo. Dovevamo avere ancora solo sei anni quando prese me e un altro nostro compagno da parte per dirci che noi eravamo predestinati al successo e che tutto il resto della classe non andava frequentato”. Un distanziamento sociale ante litteram che la nostra fonte digerì male: “Mi sembrava un discorso darwiniano. Noi eravamo destinati a vincere, nella vita. Gli altri a soccombere. Alberto aveva un ego smisurato, una altissima concezione di sé, ma soprattutto divideva sin da piccolissimo il mondo in classe perdente e classe vincente”, ci dice.

“Finché non arrivarono gli anni della politica, e lì iniziammo a litigare. Perché io guardavo più a sinistra, lui più a destra. A lui piaceva Berlusconi. Ne parlava sempre come gli altri parlavano di Maradona. Era il suo mito, in un momento in cui invece era molto contestato soprattutto tra i banchi dei licei”, aggiunge A.P. “Un giorno andrò a vivere a Milano, farò la Bocconi e voi tutti mi dovrete chiamare Dottore”, urlò una volta Genovese nel cortile della scuola, al culmine di un litigio. Di ragazze in quegli anni Alberto Genovese non si interessava. “Credo sia diventato misogino, e forse qualche avvisaglia c’era – conclude la confessione di A.P. – Non parlava mai con le compagne di classe, si vedeva superiore e distaccato. Concentrato su di sé e sul suo sogno di una vita agiata a Milano. No, non ricordo amoreggiamenti”. E come diceva Flaubert, l’educazione sentimentale nella vita serve, eccome.