Omotransfobia. Il nome non è facile, il percorso ancor meno. Ma la legge approvata ieri alla Camera (adesso tocca al Senato) colma un vuoto normativo enorme. Il testo modifica i delitti contro l’uguaglianza previsti dagli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, fissando i termini della prevenzione e del contrasto delle discriminazioni e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità (quest’ultima aggiunta durante l’iter in Assemblea). Hanno votato contro Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia ma cinque deputati azzurri – malgrado il voto si sia svolto a scrutinio segreto – hanno reso noto il proprio Sì: Giusi Bartolozzi, Stefania Prestigiacomo, Renata Polverini, Elio Vito e Matteo Perego.

Il relatore di maggioranza e primo firmatario è il deputato del Pd Alessandro Zan, che in passato si era impegnato per ottenere il primo registro anagrafico italiano delle coppie di fatto, aperto anche alle coppie omosessuali. «L’Italia era tra gli ultimi Paesi europei a non essersi dotata di una legge contro i crimini d’odio, che la piramide indicata dall’Ue fa partire con le donne, poi la comunità Lgbt e i disabili. Ecco perché abbiamo inserito queste tre fattispecie», dichiara al Riformista. «Vogliamo una legge completa, che a una aggravante collegata alla violenza e alla discriminazione anteponga le azioni positive che vogliono fare educazione ai diritti, con una grande azione culturale». Non una legge repressiva, insomma, ma di indirizzo sociale, frutto peraltro di una trattativa anche tra le forze di governo. Il relatore della legge alla Camera guarda con attenzione al passaggio, più stretto, per le maglie del Senato. La maggioranza è risicata e qualche incertezza tra i Cinque Stelle si fa strada. L’ala destra del Movimento, incarnata dal titolare della Farnesina, rumoreggia. Per tenere buoni i suoi, Di Maio rilascia un’intervista in cui per bilanciare promette “una stretta sull’arrivo dei barconi”.

La Cei è alle prese con un problema più urgente: il presidente Bassetti è positivo al covid, in terapia intensiva, ma dietro le quinte provano a contrastare. Zan fa professione di ottimismo e si lancia. «Faccio un appello tramite il Riformista ai colleghi del Senato: l’Italia non può perdere questa battaglia di civiltà, chiedo anche al centrodestra più laico e liberale di rivedere le sue posizioni e non interrompere l’iter di una legge qualificante per i diritti e le libertà di tutti come questa”. Ma il centrodestra, salvo rare eccezioni, a questa partita non vuol giocare. Ne fanno una bandiera, Salvini e Meloni, che parlano di un provvedimento lesivo della libertà. L’accusa alla maggioranza è di voler introdurre nell’ordinamento giuridico “il pensiero unico”. Al momento del voto Fratelli d’Italia e Lega hanno protestato in Aula al grido di “libertà, libertà”, con i deputati di FdI imbavagliati. Suscita polemiche anche l’istituzione, prevista dalla legge, della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia. Una giornata di riflessione che si celebrerà ogni 17 maggio e prevede iniziative nelle scuole di ogni ordine e grado. Giorgia Meloni parla di “indottrinamento gender, anche alle elementari. Furia ideologica senza limiti”.

Esulta invece la maggioranza, che per una volta mette a segno un colpo parlamentare che prescinde dall’agenda delle emergenze sanitarie. «Quando c’è da fermare violenza e odio il Pd combatte, sempre. Ora presto approvazione al Senato, per un’Italia più umana e civile», scrive sui social il segretario del Pd Nicola Zingaretti. «Il cammino dei diritti e della lotta a qualsiasi forma di odio e discriminazione compie un passo importante alla Camera», gli fa eco il ministro pentastellato per i rapporti con il parlamento, Federico D’Incà. «Ora presto al Senato il varo definitivo di norme da troppo tempo attese», è l’auspicio di Nicola Fratoianni di Leu. «Con questa legge ci mettiamo al passo con altri Paesi Ue nella tutela contro la discriminazione», spiega Lucia Annibali di Italia viva.

Soddisfatto il presidente della commissione Giustizia, Mario Perantoni, che spinge per l’ok definitivo in tempi brevi: «Ora il Senato faccia presto. Il testo approvato è frutto di un lavoro lungo e importante che porta l’Italia in avanti, al pari delle altre grandi nazioni occidentali». Ora si attende palazzo Madama: «Combatteremo per non far passare questa proposta di legge inutile e pericolosa», garantisce il leghista Simone Pillon. La ministra della famiglia, Elena Bonetti, Iv, guarda avanti e mette tutto il Parlamento nel suo tweet. «Questa legge è un passo importante del Parlamento nella tutela della dignità della persona umana e nel contrasto di ogni forma di violenza».