Un anno dopo la foto-simbolo dell’inizio della pandemia è sul palco del Festival di Sanremo a ricordare a tutti che “bisogna continuare a stare attenti e uniti, tutti insieme ce la faremo”. Alessia Bonari, 24enne infermiera originaria di Grosseto e in servizio in un ospedale di Milano, è una delle protagoniste della prima serata di un Festival di Sanremo atipico, senza pubblico ma con tanta carica emotiva.

La sua immagine, pubblica il 9 marzo scorso su Instagram con i segni della mascherina sul volto, fece il giro del web. Un anno dopo è stata fortemente voluta da Amadeus che ha ricordato il suo impegno in prima linea nella lotta al coronavirus. All’Ariston Alessia arriva per lanciare il suo appello: “La situazione è sempre la stessa, ci tengo a mandare il messaggio che non bisogna abbassare la guardia. Bisogna continuare a stare attenti e uniti, tutti insieme ce la faremo”.

Un monito lo lancia anche Amadeus: “Ho sentito il ministro Speranza al telefono, mi ha chiesto di ricordare che non ne possiamo più ma che c’è solo un modo, al di là dei vaccini, di uscire dalla pandemia: usare la mascherina, lavarci le mani, stare attenti. Non possiamo andare avanti così, dobbiamo tornare alla normalità”.

Alessia è “una ragazza che abbiamo voluto fortemente. Fino a un anno fa quando uscivi di casa non dovevi dimenticare le chiavi e il cellulare” ricorda Amadeus. Con la pandemia “c’è un’altra cosa che non bisogna più dimenticare quando usciamo di casa, la mascherina” sottolinea il conduttore del Festival. “Sono fortunato perché quelli come me non la indossano tutta la giornata. Non la indosso quando lavoro. Qualcuno invece questa mascherina l’ha dovuta indossare per 12-15 ore al giorno. Questa ragazza (Alessia, ndr) ha mostrato i segni cutanei delle 15 ore in cui ha dovuto indossare la mascherina”.

Un selfie dopo un turno massacrante di lavoro che fece il giro dei social.

IL POST DEL 9 MARZO 2020 – “Sono stanca fisicamente perché i dispositivi di protezione fanno male, il camice fa sudare e una volta vestita non posso più andare in bagno o bere per sei ore. Sono stanca psicologicamente, e come me lo sono tutti i miei colleghi che da settimane si trovano nella mia stessa condizione, ma questo non ci impedirà di svolgere il nostro lavoro come abbiamo sempre fatto. Continuerò a curare e prendermi cura dei miei pazienti, perché sono fiera e innamorata del mio lavoro. Quello che chiedo a chiunque stia leggendo questo post è di non vanificare lo sforzo che stiamo facendo, di essere altruisti, di stare in casa e così proteggere chi è più fragile. Noi giovani non siamo immuni al coronavirus, anche noi ci possiamo ammalare, o peggio ancora possiamo far ammalare. Non mi posso permettere il lusso di tornarmene a casa mia in quarantena, devo andare a lavoro e fare la mia parte. Voi fate la vostra, ve lo chiedo per favore”.

 

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