Quest’anno il teatro Ariston sarà un’astronave. “Amadeus dice che questo non sarà il suo secondo Festival, ma il primo verso un altro futuro. E lo sarà anche per la scenografia, per la quale abbiamo immaginato un’astronave e una sorta di stargate, verso un futuro migliore al quale aspirare”, hanno dichiarato Gaetano e Maria Chiara Castelli, padre e figlia, autori della scenografia del 71esimo Festival di Sanremo. Un’edizione destinata a entrare nella storia per via di tutte le restrizioni e i divieti messi in atto per via dell’emergenza coronavirus.

Gaetano Castelli è pittore oltre che scenografo. È un veterano di Sanremo: ha curato la scenografia dell’Ariston per 19 volte, in maniera non continuativa. Ha cominciato a lavorare nel 1964 e ha collaborato con Antonello Falqui e Sergio Zavoli. Ha formato le scenografie di numerosi spettacoli televisivi tra cui Canzonissima, Fantastico, La sai l’ultima?, Carramba che sorpresa, Sarabanda. Ha curato anche la scenografia del primo telegiornale Rai. Ha vinto la Rosa d’Argento al Festival Internazionale della Televisione di Montreaux e due volte la Rosa d’Oro. Ha insegnato scenografia ed è stato rettore all’Accademia delle Belle Arti di Roma.

Maria Chiara Castelli ha raccolto pienamente l’eredità del padre. Si è diplomata con lode in scenografia ed è entrata in rai superando una selezione per assistenti. Con lo studio Castelli ha firmato lavori per Rai Uno, Mediaset, Sky, Tv2000, Arcobaleno, Stand by me. All’Accademia di Belle Arti è stata docente di scenotecnica prima e di scenografia tv dopo.

I due hanno spiegato così il loro progetto, definito in stretto contatto con il regista Stefano Vicario e il direttore della fotografia Mario Catapano, per l’edizione 2021 del Festival: “Abbiamo cercato di sfruttare il più possibile gli spazi, anche per la necessità, ad esempio, di distanziare l’orchestra. E allo stesso tempo di sopperire al senso di vuoto, utilizzando anche le pareti laterali fino alla galleria, creando un ‘involucro’ che con la sua forma di astronave aumentasse la profondità. In realtà, la lunghezza della scena è uguale a quella dello scorso anno, ma ora è avanzata molto l’orchestra e per questo abbiamo cercato di lavorare sulla prospettiva, con due punti di fuga centrali e con una scenografia che riducendosi progressivamente in ampiezza e in altezza crea un effetto prospettico importante, che dà profondità a tutto. E a questo si aggiunge che anche il soffitto diventa elemento scenografico, tra luci, schermi e materiali video-luminosi che sono parte integrate della scena”.

Vito Califano